Biblioteca (lettura pubblicata dalla BBT the bhaktivedanta book trust international)



Ritorno a Krishna

rivista del movimento Hare Krishna

Volume 11 n. 2

MARZO-APRILE 1999

Dio è luce. L'illusione è tenebre. Dove c'è Dio non c'è illusione.


Ganga Safari
Navigando sul sacro Gange



FIGURE:

Sri Krsna, la Persona Suprema, insieme alla Sua eterna compagna Radha, è la fonte dell'intero mondo materiale e spirituale.

Sri Caitanya Mahaprabhu, la più magnanima incarnazione di Krsna. Egli ha diffuso il canto del mantra Hare Krsna.

I discepoli di Srila Prabhupada diffondono i Santi Nomi di Krsna attraverso la danza e il canto pubblico.

A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada
Fondatore Acarya dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna
Srila Prabhupada è arrivato dall'India in Occidente nel 1965, all'età di sessantanove anni, per concretizzare la richiesta del suo maestro spirituale: diffondere la Coscienza di Krishna in tutto il mondo. In dodici anni ha pubblicato più di sessanta volumi di traduzioni e commenti degli antichi testi vedici, ora distribuiti in tutto il mondo in circa quattrocento milioni di copie. Viaggiando in Europa, Americhe, Asia, Australia e Africa, Srila Prabhupada ha fondato templi, scuole, centri culturali e comunità agricole. Ha lasciato questa Terra nel 1977 a Vrindavana, il luogo più caro a Krishna.







La Rivista del Movimento Hare Krishna

RITORNO
A KRISHNA

Fondata nel 1944

FONDATORE (sotto la direzione di
Sua Divina Grazia Sri Srimad Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupada)
Sua Divina Grazia
A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

DIRETTORE RESPONSABILE: Alida D'Ambrosio, Ali Krsna devi dasi

REDAZIONE: Dananistha devi dasi, Kirtida devi dasi, Pancaratra dasa, Rasika devi dasi, Virabhadra dasa

AMMINISTRAZIONE: Nimai Pandita dasa

ABBONAMENTI: Dananistha devi dasi

Per informazione sugli abbonamenti contattare la B.B.T. Italia  Ufficio Abbonamenti  strada Bonazza, 12  50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI)  Tel. (055) 8076414  Fax (055) 8076630.

PRONUNCIA: La traslitterazione dei termini in sanscrito di questa rivista è stata eseguita secondo il metodo adottato internazionalmente: a si pronuncia a chiusa; a si pronuncia a lunga e aperta; i si pronuncia i lunga; u si pronuncia u lunga; c è sempre dolce; j si pronuncia g dolce; r si pronuncia ri; s si pronuncia sc come in scena; altrettanto s ma più sibilante; h è sempre aspirata. Krsna si pronuncia Krishna (sh è sc dolce). Caitanya si pronuncia Ciaitanya.

NOMI SPIRITUALI: I membri dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna ricevono uno dei nomi di Sri Krsna o di un Suo devoto, seguito da suffisso dasa al maschile e dasi al femminile che significa servitore o servitrice. Per esempio, il nome Krsna dasa significa servitore di Krsna.

Bhaktivedanta Book Trust  Tutti i diritti riservati
Ritorno a Krsna  Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Milano N°199 del 13/3/1989

Vol. 11 N. 2, MARZO-APRILE 1999
Fotolito: Scriba, FI.

Stampa: Zincografica Fiorentina, Pontassieve, FI.
Sped. in Abb. Post. Comma 20/C
Legge 662/96 Filiale Firenze







SOMMARIO

LA PRIMA LEZIONE DI ARJUNA - Una lezione di Srila Prabhupada
GANGA SAFARI - di Mahamaya Devi Dasi
MAHABHARATA - La Persona più rispettabile della Terra
SRIMAD BHAGAVATAM - La Meta e il Successo nel Servizio Devozionale
DISTACCO DAL MONDO - di Satsvarupa Dasa Gosvami
MAESTRI IN CUCINA - Brunch indiano
COSA PUO' FARE UNA DONNA? - di Visakha Devi Dasi
I DIALOGHI DI SRILA PRABHUPADA - Cosa significa "Demonismo"
SRILA PRABHUPADA LILAMRTA - Dopo la scomparsa del Maestro
CALENDARIO VAISNAVA - Festività, Ricorrenze, Celebrazioni
FESTA DELLA DOMENICA










LA PRIMA LEZIONE
DI ARJUNA

Una lezione tenuta a Londra, il 17 Agosto 1973
da Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada
FondatoreAcarya dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna.

Appena Arjuna accetta il suo amico Krsna come guru, Krsna dà inizio ai Suoi insegnamenti con un rimprovero.
Dio, la Persona Suprema, disse: "Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti".
Bhagavadgita 2.11



Che cosa è che può essere considerato vivo o morto? Il corpo. Krsna rimproverò Arjuna dicendogli: "Il tuo comportamento non è degno di un erudito". Nanusocanti panditah. Indirettamente Krsna dice: "Tu non conosci la vera natura delle cose. Tu non sei un erudito; sei uno sciocco". Sebbene Arjuna avesse parlato a lungo per sostenere la nonviolenza, e non volesse uccidere i suoi parenti, Krsna lo rimproverò perché era ancora immerso nel concetto corporeo dell'esistenza. Coloro che sono situati nel concetto corporeo della vita possono anche dire molte cose interessanti, ma alla fine dei conti sono degli sciocchi.
Un essere umano che identifica questo corpo fatto di tre elementi con il proprio sé, che considera suoi parenti i sottoprodotti del corpo e la terra in cui è nato degna di adorazione, che si reca nei luoghi di pellegrinaggio solo per fare un bagno, invece di cercare là gli uomini dotati di conoscenza trascendentale, deve essere considerato alla stessa stregua degli asini e delle mucche. Che cos'è il corpo? Kunapa tridhatuka. E' un sacco costituito di tre elementi: kapha, pitta e vayu, ossia muco, bile e aria, oppure una combinazione di carne, ossa, sangue, muco, escrementi, urina e così via. Gli stolti invece considerano questo ammasso di ossa e carne come il sé: "Io sono questo corpo". Nessun uomo colto penserà così, ma il mondo intero è sviato da questa concezione. Questa è una mentalità animale. Sono gli animali, non gli uomini colti a pensare così. Le persone elevate diranno: aham brahmasmi, "io sono un'anima spirituale. Sono un servitore di Dio". Questo è un discorso elevato. "Io non sono questo corpo".
Arjuna ha accettato Krsna come maestro spirituale. Il maestro spirituale ha il diritto di rimproverare il suo discepolo per dargli la direttiva appropriata. Ha il medesimo diritto del maestro e del padre. Sebbene Krsna e Arjuna siano amici, Arjuna accetta Krsna come maestro spirituale. Il maestro spirituale non dovrebbe usare parole compromettenti, come si fa tra amici. Deve dire sempre ciò che è giusto: "Sbagli. Non dire assurdità. Parli come un uomo colto, ma non hai alcuna conoscenza".



LE CONDIZIONI DEL CORPO

Il corpo esiste in due condizioni: quando ha in sé la forza vivente, e quando la forza vivente se n'è andata. Il corpo si muove perché la forza vivente è presente. Appena la forza vivente se n'è andata, quel bel corpo non si muoverà più. Poi il corpo si decomporrà. "Polvere sei e polvere ritornerai".
Terra, aria, fuoco, acqua ed etere  questi cinque elementi grossolani sono gli ingredienti del corpo. Appena l'anima lascia il corpo, l'energia della terra torna alla terra, l'energia dell'acqua torna all'acqua, e così via. Quella è una legge scientifica che viene definita conservazione dell'energia. L'energia non è mai perduta. Torna allo stato di materia prima.
Privo della forza vivente, il corpo è definito morto. Un uomo colto non si lamenta in nessun caso per il corpo. Un erudito conosce il Brahman, ossia lo spirito. Egli ha realizzato il Brahman. Brahmabhuta prasannatma. Chi è situato allo stadio del brahmabhuta può capire di non essere il corpo, di essere separato dal corpo.
Nelle età antiche questa era conoscenza comune. Al tempo in cui si svolse la battaglia di Kuruksetra, cinquemila anni fa, questo era evidente. Gli ksatriya, i guerrieri, stavano combattendo duramente, eppure non erano situati nel concetto corporeo dell'esistenza. Arjuna, invece, era così sopraffatto dalla coscienza corporea che Krsna lo rimproverò: "Stai parlando come un uomo colto, ma in realtà non lo sei".
Possiamo concludere a questo punto che chiunque si trovi nel concetto corporeo dell'esistenza non è colto, è uno sciocco. Perciò questo mondo, almeno attualmente, è un paradiso per gli sciocchi. Nessuno è colto, perché tutti stanno operando al livello del concetto corporeo dell'esistenza.
Nel rimproverare Arjuna, Sri Krsna pose le basi della sua educazione proprio come fa solitamente un maestro. Prima di dargli la lezione il maestro dice allo studente: "Non scrivi in modo corretto".
Con questo verso ha inizio la lezione della Bhagavadgita. Krsna dà ad Arjuna il principio fondamentale: Non hai conoscenza; non parlare come se fossi un esperto.



LE TRE QUALITA'

Ognuno di noi si trova nella stessa situazione di Arjuna, ognuno di noi parla come se fosse realmente colto.
Ieri due giovani vennero a visitarmi. Non parlavano di filosofia, dicevano solo cose assurde. Uno di loro parlava di volerla fare finita col problema della fame come se avesse firmato un contratto per bloccare questo problema. Ma la fame è dovuta alle leggi della natura. Non puoi fermarla. Sono tre le qualità della natura  virtù, passione e ignoranza  e le leggi naturali funzionano sotto il controllo di queste tre qualità.
Perciò troveremo sempre queste categorie o livelli di condizioni di vita. Ciò sarà spiegato nella Bhagavadgita. In ogni luogo si trovano differenti specie di vita, in quanto le tre influenze agiscono in ogni luogo. Se, per esempio, vi sono alcuni alberi buoni che producono buoni frutti e fiori, vi sono anche alberi privi di frutti e di fiori. Questi alberi possono vivere anche per un tempo molto lungo, pur non essendo di alcuna utilità particolare. Ogni albero che non ci dà buoni frutti e bei fiori è colpevole.
Vi sono anche animali pii e animali colpevoli. La mucca è un animale pio, e il cane è un animale colpevole. Tra gli uccelli, il corvo è colpevole, le anatre, i cigni e i pavoni invece sono pii.
Analogamente, nella società umana sono presenti uomini pii e uomini colpevoli. Se una persona è dotata di bellezza e di ricchezza, ed ha una buona nascita e una buona educazione, significa che era una persona pia nella vita precedente. La situazione opposta è invece segno di empietà nella vita precedente.
Perciò queste qualità  virtù, passione e ignoranza  funzionano in ogni luogo. Ne consegue che devono esistere almeno tre categorie di persone: di classe elevata, di classe media e di classe bassa. Non è possibile considerare qualche persona al di fuori della classe cui appartiene. Non è possibile. Finché il concetto corporeo della vita è presente, devono esserci queste tre categorie di persone. E coloro che sono condannate devono soffrire. Nel mondo materiale tutti sono condannati, ma vi sono condannati di prima categoria, di seconda categoria e di terza categoria.



DESTINO IMMUTABILE

Non è possibile fermare l'esistenza naturale della prima classe, della seconda classe e dalla terza classe.
Cinque anni fa, per esempio, quando ero a Bombay vidi una categoria di uomini che vivevano sul marciapiede. Quella stessa categoria di persone è ancora là. Oggi tutti hanno un po' di danaro, eppure la loro condizione è la stessa. Anche se si riceve più danaro, le circostanze forzeranno a restare sempre nella stessa situazione di cinquant'anni prima. Questo è definito destino. Non puoi cambiare il tuo destino, non è possibile.
Perciò lo SrimadBhagavatam ci dice di non tentare di cambiare il nostro destino. "Io sono un uomo povero, devo diventare un uomo ricco". Ma non puoi cambiare il tuo destino. In questo mondo ognuno di noi è legato dalle leggi del karma il destino. Per destino riceviamo una certa quantità di felicità e di dolore. C'è sempre un misto di felicità e di dolore. Qui non si può godere di una felicità incontaminata. Una felicità incontaminata, la vera felicità, può essere raggiunta solo nel mondo spirituale, non nel mondo materiale. Qui dobbiamo godere e soffrire di una certa quantità di felicità e di una certa quantità di dolore. Non è possibile cambiare. Questa è la legge della natura che vige nel mondo materiale.
Perciò lo SrimadBhagavatam afferma: tasyaiva hetoh prayateta kovido na labhyate yad bhramatam upary adhah. Gli esseri vanno errando nel mondo materiale in differenti condizioni di vita; ma essi non ricevono informazioni su Krsna. Questa è la loro sfortuna. Perciò in questo periodo di continuo errare in differenti specie di vita, su differenti pianeti, una persona fortunata  realmente ansiosa di riunirsi al Supremo  incontra un guru. Come si riceve allora la giusta coscienza, il questo desiderio di riunirsi al Signore? Ciò avviene associandosi con devoti. Stiamo tenendo questa lezione, e anche gli estranei che vengono possono capire qualcosa, e possono in seguito diventare seri per comprendere Dio e conoscere il modo in cui è possibile tornare a Lui, nella nostra dimora originale. Allora Krsna immediatamente ci aiuterà. Questo è il metodo.
Krsna è qui all'interno del nostro cuore. Appena diventiamo più seri, dobbiamo sapere che Krsna è pronto.
Egli siede con te come un amico e cerca solo l'opportunità di aiutarti, quando si sceglie di tornare a Lui. Quello è Krsna. E' sempre seduto con te. Tu però non hai il desiderio di tornare a Dio, nella nostra dimora originale. Noi vogliamo diventare Dio nel mondo materiale. Questa è la nostra posizione. Invece di tornare a casa, a Dio, per vivere con Lui, vogliamo diventare Dio qui. Questa è la nostra posizione. Per questo soffriamo.



SERVITORI DI DIO

Non vi è modo di diventare Dio. Dio è uno. Nessuno può uguagliarLo o superarLo. Tutti sono subordinati a Dio. Tuttavia coloro che non sono colti  gente stupida  cercano di essere felici nel mondo materiale con qualche adattamento e cercano di diventare Dio. Questo è ateismo e tendenza demoniaca. Chi però è avanzato nella conoscenza sa: "siamo eterni servitori di Dio; non possiamo diventare Dio. Meglio rimanere Suoi servitori. Questa è la nostra felicità".
Chi invece resta fisso nel concetto corporeo della vita non può avanzare in questa vera conoscenza  cioè che siamo eternamente servitori di Dio. Quella è la nostra posizione costituzionale. Se invece la neghiamo  "no, non sono un servitore"—allora diventiamo servitori di maya  l'energia illusoria di Dio. Devo rimanere un servitore. Quella è la mia posizione costituzionale.
Si deve prima comprendere qual è la nostra vera identità. Quella è la prima lezione che Krsna ci dà: "Ti stai lamentando per il corpo, ma il corpo non è la tua vera identità. Quello che pensi è scorretto".
Se il tuo vestito è distrutto, non significa che tu sei distrutto. Se la tua auto è distrutta, non significa che tu sei finito. Vera conoscenza è capire: "Non sono l'auto, non sono il vestito, non sono il corpo".
Sebbene talvolta ci sentiamo un po' addolorati per la macchina, il vestito e il corpo, dobbiamo capire che la nostra identità è un'altra. Perciò Krsna dice: "Stai parlando come un uomo colto, ma non conosci la tua identità. Tu non sei il corpo".



DISCORSO SCIOCCO

Chi non è dotato di perfetta conoscenza non dovrebbe prendere la posizione di chi parla come un uomo colto. Quello è inganno ed è stoltezza. Prima di tutto cerca di conoscere le cose come sono; poi parla. Altrimenti è meglio non parlare che parlare a sproposito.
Perciò talvolta, nel corso dell'avanzamento spirituale ci si serve di un metodo chiamato maunam, che significa non parlare. Se un discepolo è troppo sciocco, il maestro spirituale può ordinargli di non parlare: "Per favore non parlare, resta in silenzio". Se parla, in realtà, dice solo sciocchezze.
Perché dovrebbe sprecare la sua energia dicendo solo assurdità. Meglio rinunciare a parlare. Anche la meditazione è qualcosa di simile a questo. Invece di parlare e di fare cose assurde è preferibile rimanere per qualche tempo silenziosi e questo è un bene per chi lo mette in pratica.
Meditazione e maunam, silenzio, non sono destinati ai devoti, ma ai meno intelligenti. E' compito dei devoti parlare sempre di Krsna. Perché non dovreste comunicare? Silenzio? No. Kirtaniyah sada harih.
Caitanya Mahaprabhu afferma che si deve cantare e parlare di Krsna per ventiquattro ore al giorno. Qual è il problema del silenzio? Il silenzio è per le persone assurde, ma per le persone che sono veramente avanzate non esistono tali restrizioni. Vacamsi vaikuntha gunanuvarnane. Dovremmo usare il nostro potere della parola per descrivere le glorie del Signore. Quello è kirtana.
Quando Pariksit Maharaja seppe di dover morire entro sette giorni, si recò da Sukadeva Gosvami e ascoltò lo SrimadBhagavatam per ventiquattro ore al giorno, senza nemmeno interrompere l'ascolto per mangiare o per bere. Così entrambi, il re e il saggio, ottennero la salvezza: tornarono a Dio nella loro dimora originale. Uno grazie all'ascolto e l'altro grazie al canto. E quale ne era l'argomento? Krsna, questo è tutto.
Gli argomenti che trattano di Krsna sono così belli che non si deve più agire, soltanto ascoltare. Possediamo orecchi dati da Dio. Basta sedersi e ascoltare. Satam prasangam mama virya samvido bhavanti hrt karmarasayanah kathah. Satsanga significa parlare di Krsna, ascoltare di Krsna non da un recitatore di professione, ma da un devoto spiritualmente realizzato che sta lavorando per il Signore. Satam significa "devoto" e satsanga significa "la compagnia dei devoti". Sat significa "devoto" o "Dio", ossia "spirituale". Perciò satsanga significa "associazione spirituale". Quanto più ci si associa con sat, con i devoti, tanto più ci liberiamo. Il mondo materiale ci offre soltanto cattiva associazione, duhsanga. Così, se vogliamo liberarci di questa cattiva associazione, dobbiamo stare in compagnia dei devoti. Satsangat mukta duhsanga. Arjuna ha la migliore opportunità. Egli sta ascoltando le parole di Dio, la Persona Suprema. E' così fortunato. Egli sta parlando con la Persona Suprema, faccia a faccia, direttamente. Il nostro compito dovrebbe essere quello di seguire le orme di Arjuna. Come? Come Arjuna comprese la Bhagavadgita, cerca anche tu di capire. Arjuna accettò Krsna come la Suprema Personalità di Dio. Param brahma param dhama pavitra paramam bhavan: "Krsna, Tu sei la Persona Suprema, il più puro". Anche se noi non riusciamo a comprendere la Bhagavadgita, seguendo Arjuna saremo in grado di capire: "Arjuna ha compreso in questo modo  che Krsna è il Supremo Brahman, la Suprema Personalità di Dio". Questo metodo consiste nel ricevere la conoscenza attraverso la parampara, ossia attraverso la successione di maestri. Non dobbiamo arrovellarci cercando di capire Krsna. La nostra intelligenza è limitata perciò non possiamo capire in una simile maniera, ma se ci limitiamo ad accettare ciò che Arjuna dice, allora siamo perfetti.
Seguendo le autorità, comprendiamo. Dharmasya tattvam nihitam guhayam. E' molto difficile capire che cos'è realmente la religione. Le persone sono confuse. Noi però
possiamo capire se seguiamo i mahajana, le grandi autorità spirituali. Le Scritture Vediche citano dodici mahajana, e tra queste Brahma, Siva, Manu, Kapila, i Kumara. Se seguiamo le loro orme possiamo capire davvero che cosa significa Religione.
Oppure seguiamo Arjuna: "Arjuna ha potuto capire, così anch'io forse potrò capire nello stesso modo".
Questo è tutto. Allora comprendiamo la Bhagavadgita. Se invece vogliamo capire in modo accademico senza comprendere Krsna, questa è solo una perdita di tempo.
Molti cosiddetti studiosi e filosofi lo stanno facendo. Essi non comprendono Krsna, ma dicono soltanto assurdità, e questi loro discorsi sono molto apprezzati da altri. Questo è spiegato nello SrimadBhagavatam: svavid-varahaustrakharaih samstutah purusah pasuh. Questi mascalzoni  cosiddetti studiosi, cosiddette incarnazioni, sono accettati da una categoria di persone simili ad animali. Il metodo vedico consiste nel seguire le orme dei maestri spirituali che li hanno preceduti. Questo metodo aiuta a comprendere fino in fondo. Allora anche noi comprenderemo e la nostra vita sarà piena di successo.
Grazie molte.










GANGA SAFARI

Un gruppo di pellegrini veleggiano sul Gange per visitare i luoghi santi di Sri Caitanya e dei Suoi associati.
di Mahamaya Devi Dasi



Quando Srila Prabhupada, nel 1976, inaugurò la barca, che chiamò Nitai Pada Kamala, su cui i devoti avrebbero navigato sul Gange per portare la coscienza di Krsna nei villaggi del Bengala, io mi trovavo a Mayapur. Sebbene desiderassi unirmi al gruppo, la barca non aveva posto per le donne. Oggi, vent'anni dopo, sono di nuovo a Mayapur e Jayapataka Svami sta inaugurando un safari sul Gange per visitare quei luoghi santi difficilmente raggiungibili via terra al quale sono invitati anche donne e bambini.



21 Marzo, 1998
Mio figlio tredicenne, due suoi amici e io partiamo per Calcutta con un altra sessantina di devoti provenienti da tutto il mondo. A Calcutta prendiamo un treno notturno che ci porterà a nord dello stato del Bihar.



22 Marzo
Il mattino giungiamo alla nostra prima destinazione, Kanai Natshala dove danziamo e cantiamo per le strade del villaggio circondato da una foresta di manghi. Su una collina, affacciato sul Gange, sorge un antico tempio da poco donato all'ISKCON. Il pujari (sacerdote) che si occupava del tempio, Narasimha Baba, era un vaisnava appartenente alla Ramanuja sampradaya che aveva dedicatola sua vita al servizio delle Divinità del tempio. Più di trecento anni fa i proprietari del tempio l'avevano passato alla Ramanuja sampradaya con l'accordo che se un giorno non fossero più stati in grado di prendersi cura delle Divinità avrebbero affidato l'adorazione al ramo dominante della sampradaya di Sri Caitanya.
Sfortunatamente, qualche anno fa le Divinità sono state rubate e per rispettare l'accordo e per assicurare un'adeguata protezione alle nuove Divinità, Narasimha Baba offrì il tempio all'ISKCON che lui considerò come il principale movimento che continuava la missione di Sri Caitanya.
Nel tempio Jayapataka Svami ci raccontò la storia di Nrsimha Brahmacari il quale meditava di costruire una bellissima strada di gemme preziose sulla quale Sri
Caitanya potesse camminare fino a Vrndavana. Quando, durante la sua meditazione, Nrsimha Brahmacari arrivò a
Kanai Nashtala non riuscì a proseguire e concluse che Sri Caitanya non sarebbe andato a Vrndavana.
Successivamente Sri Caitanya organizzò un pellegrinaggio a piedi verso Vrndavana ma quando raggiunse Kanai Nashtala accompagnato da centinaia di persone, annunciò che quel luogo era una Vrndavana nascosta (gupta) e decise che dopo tutto non era ancora il momento giusto per recarsi a Vrndavana e rimase lì come aveva già predetto Nrsimha Brahmacari. Jayapataka Svami ci spiegò che nel testo del CaitanyaBhagavata Kanai Nashtala viene descritto come il luogo in cui Sri Caitanya sperimentò il puro amore per Krsna nel profondo sentimento di separazione.



27 Marzo
Oggi siamo arrivati a Katwa dove Sri Caitanya accettò l'ordine di rinuncia, il sannyasa. Abbiamo cantato mentre ci recavamo all'asrama di Kesava Bharati, il guru che dette l'iniziazione a Sri Caitanya all'ordine di rinuncia. Oggi l'asrama è un tempio dove troneggia una grande Divinità di Sri Caitanya.
Sri Caitanya venne qui e Si sedette sotto l'albero con alcuni devoti. Un giorno, Caitanya Dasa, il padre di Srinivasa Acarya, si stava recando a far visita a Sri Caitanya quando arrivò a Katwa e sentì che Sri Caitanya Si trovava in città. Successivamente scrisse un racconto di prima mano di questa storia in cui erano presenti anche Sri Nityananda, Gadadhara, Mukunda e altri devoti. Caitanya Dasa riuscì ad arrivare all'inizio della fila che si era formata per vedere Sri Caitanya che cantava e danzava nel kirtana. Copiose lacrime scendevano dagli occhi di Sri Caitanya tanto da bagnare i devoti che danzavano intorno a lui. Ad un certo punto Sri Caitanya fermò il kirtana ed esclamò: "E' arrivato il momento di tagliarMi i capelli". Temendo l'imminente separazione da Sri Caitanya che stava per accettare l'ordine di rinuncia, tutti protestarono e il barbiere si rifiutò di tagliarGli i capelli. Dopo aver convinto il barbiere a compiere il suo dovere di tagliarGli i capelli, Sri Caitanya danzò immerso nell'estasi e abbracciò Kesava Bharati.
Noi tutti toccammo l'albero sotto cui Sri Caitanya sedette. Accanto all'albero ammirammo un quadro che rappresentava la scena del taglio dei capelli in cui Sri Caitanya risplendeva con il Suo capo appena rasato in mezzo a un gruppo di devoti angosciati.
Vicino all'entrata vedemmo il Kesha Samadhi dove sono conservati i capelli di Sri Caitanya e il samadhi di Gadadhara che istituì l'adorazione delle Divinità in questo luogo.



31 Marzo
Dopo molta pioggia finalmente oggi è tornato il bel tempo e il mattino presto possiamo cominciare a visitare Ambika Kalna.
Come prima tappa visitiamo il tempio di Gauridasa Pandita e ascoltiamo la storia di come la sua grande e bella Divinità di GauraNitai una volta ha lasciato l'altare per unirsi a al gruppo dei devoti che cantavano Hare Krsna. Gauridasa Pandita voleva che Caitanya e Nityananda Si stabilissero a Kalna. Quando Sri Caitanya gli disse che non sarebbe stato possibile, Gauridasa chiese loro il permesso di costruire delle Divinità che Li ritraessero in modo da essere sempre presenti a Kalna nella forma di Divinità.
Quando le Divinità di legno furono terminate Gauridasa chiese a Sri Caitanya e Nityananda di rimanere a Kalna e di lasciar partire le Divinità al Loro posto. Per dimostrare che non vi è alcuna differenza tra Loro e le Loro Divinità, Sri Caitanya e Nityananda Si misero sull'altare, alzarono le braccia e Si trasformarono in Divinità. Le Divinità che prima erano sull'altare a loro volta cominciarono a muoverSi e Si diressero verso l'uscita del tempio. Gauridasa, allora chiese alla forma mobile di rimanere ma Loro Si trasformarono in Divinità immobili e le Divinità che erano sull'altare Si incamminarono verso l'uscita. Questo continuò per qualche tempo finché Gauridasa non riuscì più a distinguere tra Caitanya e Nityananda e le Divinità.



2 Aprile
Questa mattina andiamo al tempio di Annapurna, dove si chiede il permesso per estrarre nei luoghi santi in cui Sri Caitanya compì le Sue attività. In fondo alla strada c'è un tempio di RadhaSyamasundara fondato da Birachandra Prabhu, il figlio di Nityananda. Sri Nityananda visse in questo luogo con le Sue due mogli: Jahnava e Vasudha, la madre di Birachandra.
Jayapataka Svami ci racconta la storia dell'apparizione di questa bellissima Divinità. Una notte, Birachandra sognò che Krsna gli diceva che Si sarebbe manifestato in una pietra che Birachandra avrebbe dovuto prendere per scolpirci una Divinità. Più tardi, il figlio dell'imperatore Hussein Shah, che era venuto a conoscenza dei poteri di Birachandra, lo mandò a chiamare. "Mia figlia è molto malata" disse il principe a Birachandra, "Se tu sarai in grado di guarirla io ti darò tutto ciò che vorrai, ma se non sarai in grado di farlo ti considererò un impostore e ti farò uccidere". Birachandra guarì la principessa e chiese al figlio dello Shah, come ricompensa, una pietra proveniente dalle mura del palazzo. Il figlio dello Shah protestò che togliendo la pietra tutto il muro sarebbe crollato ma poi per mantenere la parola data acconsentì. Dopo aver avuto il consenso del principe, Birachandra cominciò un kirtana durante il quale la pietra rotolò fuori dal muro senza danneggiarlo. Quando il masso si fermò ai piedi del muro Birachandra informò i devoti che intendeva portarlo sulle rive del Gange dove lo avrebbe bagnato nelle acque sacre, ma nonostante gli sforzi, il masso era talmente pesante che nessuno riuscì a muoverlo, neppure con l'aiuto di elefanti. I devoti avviliti ricominciarono il kirtana durante il quale riuscirono a muovere il masso senza difficoltà. Alcuni devoti si mostrarono perplessi all'idea di Birachandra di bagnare la pietra nel Gange in quando temevano che sarebbe affondata, ma contro ogni aspettativa, la pietra, una volta immersa nel Gange tornò in superficie galleggiando.
Dopo il bagno, Birachandra portò la pietra dallo scultore perché ne facesse una Divinità uguale a quella che aveva visto in sogno. Quando la Divinità fu pronta Birachandra disse che era troppo grande e chiese che ne fosse scolpita un'altra. Ma anche la seconda Divinità non corrispondeva a quella del sogno e Birachandra ne fece scolpire una terza che giudicò perfetta e la istallò nel tempio che oggi vediamo come RadhaSyamasundara.



LA VITA SULLA BARCA

Il nostro safari aveva tre imbarcazioni ognuna con un equipaggio di quattro persone più una guardia. La barca delle donne ospitava ventotto persone, la barca delle famiglie (dove si trovava il nostro piccolo gruppo) alloggiava diciotto persone e la barca degli uomini accoglieva le Divinità, la cucina, Jayapataka Svami e un numero indefinito di brahmacari. Le imbarcazioni avevano due livelli,
il ponte e le cabine con gli alloggi e i motori il cui rumore impediva qualunque tentativo di comunicazione.
Sul ponte si godeva di una vista meravigliosa della natura tropicale lussureggiante. Sulla riva gli abitanti dei villaggi ci salutavano e noi rispondevamo cantando Hare Krsna.
Due volte le barche si incagliarono nella sabbia. Inoltre, durante un temporale scoprimmo, dopo esserci riparati sotto coperta, che le imbarcazioni non erano a prova d'acqua e che l'acqua colava nelle cabine attraverso il ponte dove cercammo di spostare le coperte e i bagagli nel vano tentativo di proteggerli. L'unico angolo asciutto si trovava sotto la cabina del capitano dove fortunatamente avevo piantato la mia tenda per proteggermi dalle zanzare e dove, durante il temporale, si rifugiarono tutti i bambini.
Il giorno dopo, tornando dal pellegrinaggio fui sorpresa di notare che nonostante tutti gli inconvenienti il mio entusiasmo di vivere sulla barca non si era affievolito.

Figure:
Nel 1976 Srila Prabhupada inaugurò la barca Nitai Pada Kamala (qui a sinistra) per portare la coscienza di Krsna nei villaggi del Bengala. Ventidue anni dopo i suoi seguaci solcano le sacre acque del Gange visitando la terra santa di Sri Caitanya Mahaprabhu (sotto).
(A destra) I pellegrini in posa fuori da Chika Mosjud, il luogo dove Sanatana Gosvami fu imprigionato. (A destra in basso) Le Divinità di RadhaKrsna e Sri Caitanya Mahaprabhu del tempio ISKCON di Kanai Natshala. (Nell'angolo a destra) La torre disegnata da Sanatana Gosvami alla fine del XV secolo.
(A sinistra) Le tre barche del Gange Safari.
(Sopra) Questo laghetto situato nel luogo di nascita di Isvara Puri fu creato dai seguaci di Sri Caitanya quando, seguendo il Suo esempio, rimossero la polvere dal luogo santo.
(Sotto a destra) Le divinità di Sri Jagannatha, Sri Balarama e Subhadra Devi presso Shrirampur, le Quali furono adorate seicento anni fa da Kamalakara Pippalai, uno dei compagni di Caitanya Mahaprabhu.
(Sotto) I pellegrini impegnati nella visita al tempio di Sivananda Sena, un ricco discepolo di Sri Caitanya.
(A destra) Le divinità nella casa di Raghunatha Dasa Gosvami.
Fine figure.










MAHABHARATA
LA STORIA DELLA GRANDE INDIA

La Persona più
Rispettabile della Terra

Il Re Yudhisthira deve decidere chi dovrà essere
onorato per primo in questo grande sacrificio.

I personaggi di questo episodio
Asvatthama, il figlio di Drona
Bahlika, il fratello di re Santanu
Bhisma, prozio dei Pandava (sebbene usualmente ci si riferisca a lui come loro nonno)
Dhrtarastra, zio dei Pandava la cui cecità non lo rese idoneo alla reggenza
Dhusasana, il secondogenito dei Kuru (figli di Dhrtarastra)
Drona, il maestro di guerra dei Pandava e dei Kuru
Duryodana, il Kuru più anziano
Jayadratha, un sostenitore dei Kuru sposato alla loro sorella Duhsala
Krpa, un grande brahmana che diventò un generale nell'esercito dei Kuru
Nakula, uno dei cinque fratelli Pandava (un gemello)
Narada, un saggio liberato, grande devoto di Sri Krsna, che viaggia liberamente nell'universo
Sahadeva, uno dei cinque fratelli Pandava (un gemello)
Sanjaya, segretario di Dhrtarastra
Somadatta, figlio di Bhalika
Vidura, fratello di Dhrtarastra e santo benefattore dei Pandava
Vivimsati, uno dei cento figli di Dhrtarastra
Yudhisthira, il più anziano dei fratelli Pandava



Tradotto dal Sanscrito
da Hrdayananda Dasa Gosvami

Il saggio Vaisampayana narra la storia dei Pandava al suo pronipote, re Janamejaya. Mentre la narrazione continua Vaisampayana descrive il grande sacrificio Rajasuya del re Yudhisthira, ora imperatore del mondo.



Yudhisthira si alzò per ricevere il nonno Bhisma e il suo maestro Drona e dopo averli rispettosamente salutati disse queste parole a Bhisma, a Drona, a Krpa, Asvatthama, Duryodhana e Vivimsati:
"In questo sacrificio dovete tutti offrirmi la vostra misericordia perché qualunque ricchezza mi appartenga in questo mondo è vostra, come lo sono io stesso. Così, per favore, secondo il vostro desiderio incoraggiatemi in questa impresa senza imbarazzo alcuno".
Dopo aver così parlato, il figlio primogenito di Pandu fu iniziato per il rito, e a questo punto egli iniziò tutti i suoi ospiti nel concordare le responsabilità. Egli diede a Duhsasana la responsabilità per il cibo e incaricò Asvatthama di ricevere i brahmana. Assegnò a Sanjaya l'intero compito di accogliere gli ospiti, e ai grandi pensatori, Bhisma e Drona, egli affidò il compito di discriminare tra ciò che doveva essere compiuto e ciò che non doveva essere compiuto. Il re Yudhisthira affidò a Krpa il compito di sorvegliare le monete d'oro, i metalli preziosi e i gioielli e di interessarsi di distribuire ai sacerdoti le ricompense dovute e la carità in generale.
Assegnò inoltre vari doveri agli uomini simili a tigri. Sotto la guida di Nakula, Bahlika e Dhrtarastra, Somadatta e Jayadratha godettero in loro compagnia come signori ritirati nelle loro proprietà. Vidura, conoscitori di tutti i giusti principi s'incaricò di pagare tutte le persone che lo stato aveva impiegato per l'occasione e Duryodhana meticolosamente ricevette i doni preziosi portati dagli ospiti. Tutto il mondo era convenuto là perché forte era il desiderio di godere della ricompensa suprema e insieme di poter vedere la sola assemblea e re Yudhisthira, il Pandava che era il re della virtù.
Nessuno degli ospiti portava con se meno di mille doni e con i loro numerosi gioielli gli ospiti rispettabili arricchirono Maharaja Yudhisthira.


Opulenza straordinaria

L'area del sacrificio di Yudhisthira, la grande anima, splendeva di luce. Per i governanti del mondo vi erano palazzi, difesi da eserciti, che si elevavano con cupole e torri di eccellente fattura. Le residenze dei brahmana sembravano santuari celesti, arricchite com'erano da gemme assortite e da suprema opulenza. Anche i monarchi, adorni di gioielli contribuivano ad arricchire con la loro eleganza l'area sacrificale.
Yudhisthira rivaleggiava con il dio Varuna. Con abbondanti doni per i sacerdoti, egli offrì il sacrificio col rito di sei fiamme e soddisfece tutti pienamente con doni così ricchi da esaudire tutti i desideri. Provvista di una grande varietà di cibo, quell'estesa riunione di persone, dopo essersi nutrita fino alla sua piena soddisfazione, ricevette doni preziosi adatti all'occasione. Mentre i grandi saggi compivano il rito sacro, anche gli esseri celesti apparivano soddisfatti mentre i sacerdoti li invocavano e gettavano rinfrescanti fiotti di burro chiarificato nel fuoco sacro, intonando con grande abilità i mantra vedici. E come gli esseri celesti, così i saggi brahmana trovarono soddisfazione nei doni sacerdotali di cibo e in grandi ricchezze. In realtà, tutte le classi sociali rimasero soddisfatte in quel sacrificio.



Sri Krsna riceve la prima adorazione

Allora, all'inizio del giorno stabilito i brahmana, tutti grandi saggi, entrarono nell'arena sacrificale con i re per inaugurare il rito principale. Con Narada a capo, i saggi e i re santi erano tutti all'interno della sacra arena dell'elevato Yudhisthira. Tutti avevano un bell'aspetto ed erano radiosi Riuniti come ospiti di esseri celesti nel palazzo di Brahma, il creatore, quei grandi saggi di immensurabile potenza si sedettero là devotamente e durante gli intervalli della riunione conversavano.
"Questo è il modo!"
"No, non è così!"
"E' così non c'è altro modo!"
Così i molti saggi passavano il tempo discutendo. Alcuni discutevano con le ragioni basate solidamente sulle scritture, altri trasformavano argomenti deboli in argomenti forti, e argomenti forti in argomenti deboli. In quella riunione saggi brillanti demolirono argomenti ben stabiliti da altri saggi, come aquile che fanno a pezzi la preda generata dal cielo. Erano presenti saggi dai grandi voti, i migliori tra quelli che conoscono tutti i Veda e provano piacere nel narrare argomenti densi di principi religiosi e di vantaggi pratici.
L'arena sacrificale, piena di esseri celesti, di brahmana e di nobili saggi era simile a un cielo chiaro pieno di stelle. In verità, nei recinti dell'area sacrificale, in quella dimora di Yudhisthira, non era presente alcun uomo privo di cultura, nessuno che avesse rotto un voto religioso. Il colto Yudhisthira era il re della virtù e la fortuna di quell'uomo felice era dovuta al compimento del sacrificio. Vedendo ciò il saggio Narada fu soddisfatto. O monarca di uomini, mentre osservava quei guerrieri che erano riuniti là, Narada approfondì quel pensiero. Ricordò la discussione che aveva avuto luogo nella dimora di Brahma, la stessa discussione riguardante l'incarnazione di espansioni di esseri celesti investite di potere, e l'incarnazione del Signore Supremo Stesso. Comprendendo che egli stava assistendo a una riunione di esseri celesti, ricordo Krsna dagli occhi di loto, il potente Signore, Narayana Stesso. L'onniscente conquistatore delle città dei Suoi nemici e ora il distruttore dei nemici degli esseri celesti, Suoi agenti incaricati, mantenendo la Sua promessa, aveva preso nascita come principe della Terra. Egli era il creatore di tutte le creature, il Signore in Persona che nel passato aveva istruito i deva: "Poiché vi siete sconfitti reciprocamente, riconquisterete i vostri mondi".
Sri Krsna aveva preso nascita sulla Terra, nella Casa degli Yadu, i migliori tra gli aristocratici, nella dinastia degli Andhaka e dei Vrsni. Egli splendeva di suprema opulenza, come la luna, sovrana delle stelle splende in mezzo a loro. Indra e tutti gli altri esseri celesti adorano la forza delle Sue braccia, e ora Egli stesso sta sulla Terra come se fosse un essere umano per schiacciare i nemici del mondo. Che fatto straordinario è questo! Il Signore Stesso che esiste di per sé, reclamerà l'ordine reale con tutte le sue potenti armate".
Così Narada, conoscitore di diritto, nutriva questi pensieri considerando che è il Signore, Narayana, che deve essere adorato con tutti i sacrifici. Là nella magnifica arena sacrificale di Yudhisthira, il saggio re di giustizia, Narada, dotato della massima intelligenza non se ne andò. Narada è il depositario di molto onore, in quanto è il migliore tra coloro che conoscono la giustizia.
Allora Bhisma disse a Dharmaraja Yudhisthira: "O Bharata, fa che i re degni siano adeguatamente glorificati. Le autorità affermano, O Yudhisthira, che il re, il maestro, il sacerdote, il parente, il caro amico e un brahmana che ha completato i suoi studi—queste sei categorie di persone sono degne di essere onorate col dono dell'arghya. Quando queste persone sono venute a visitare e hanno dimorato coi loro ospiti per un anno, allora esse meritano tale adorazione. Queste persone sono arrivate a noi da un tempo considerevolmente lungo. O re, permetti che l'arghya sia portata e presentata loro, uno per uno, in verità, fa che essa sia portata dapprima al migliore tra loro, a lui che è degno di tale onore".
Yudhisthira disse: "O nonno, figlio dei Kuru, per favore dimmi chi è colui che consideri il migliore, idoneo a ricevere questo onorevole dono che sta per essere portato qui." In quel momento Bhisma, il figlio di Santanu, concludendo con intelligenza acuta, affermò che Krsna, appartenente alla dinastia Vrsni, era la persona maggiormente degna di onore sulla Terra.
"Col Suo splendore, la Sua forza e le Sue imprese eroiche Egli risplende come un sole luminoso tra le stelle su tutte le persone riunite qui. E' certamente Krsna che ha illuminato e reso felice questa assemblea, proprio come il sole che appare in una regione ombrosa, o una brezza che soffia in una regione ventilata".
Così, col diretto permesso di Bhisma, il fiero Sahadeva a pieno diritto offrì a Sri Krsna i supremi onori. Egli li accettò seguendo le procedure contenute nelle scritture.










Srimad-Bhagavatam
IL GIOIELLO DELLE SCRITTURE VEDICHE



La Meta e il Successo
nel Servizio Devozionale

Abbiamo un grande piacere nel pubblicare la versione inedita in lingua italiana dello SrimadBhagavatam, undicesimo canto, la parte conclusiva del grande classico della spiritualità compilato cinquemila anni fa da KrsnaDvapayana Vyasa, tradotto dall'originale sanscrito da Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, e completato dai suoi discepoli. Lo SrimadBhagavatam, l'essenza di tutte le Scritture Vediche, è la scienza spirituale che ci permette di conoscere non solo la sorgente ultima di ogni cosa, l'Essere Supremo, ma anche la relazione che ci unisce a Lui, e spiega inoltre che il nostro dovere è di agire per migliorare la società umana sulla base di questa conoscenza infallibile. Chi fosse interessato all'intera opera può contattare la Bhaktivedanta Book Trust Italia.




VERSO 41


(Prosegue dal numero scorso)

Il brahmajyoti è dunque la luce spirituale che emana direttamente dal corpo del Signore. Questo universo è una trasformazione di quella energia spirituale, perciò tutto ciò che esiste è in un certo senso direttamente collegato col corpo personale di Dio, la Persona Suprema.
In questo verso è messa in rilievo la necessità di offrire rispetto a tutto ciò che esiste, riconoscendo in tale manifestazione l'energia del Signore. Si può fare l'esempio seguente: se un uomo è importante, anche la sua proprietà sarà importante. Il presidente di una nazione è la persona più importante in quella nazione, perciò tutti devono rispettare le sue proprietà. Similmente, tutto ciò che esiste è un'espansione di Dio, la Persona Suprema; Egli quindi dovrebbe essere rispettato adeguatamente. Se non riusciamo a vedere tutto ciò che esiste come energia del Signore, rischiamo di sprofondare nella filosofia mayavada, che secondo Caitanya Mahaprabhu è il veleno più terribile per coloro che cercano di progredire nella vera vita spirituale. Mayavadibhasya sunile haya sarvanasa (C.c. Madhya 6.169). Se noi cerchiamo di comprendere Krsna soltanto, senza l'espansione della Sua potenza, non potremo capire le affermazioni della Bhagavad-gita come vasudevah sarvam e aham sarvasya prabhavah.
Come è già stato spiegato in questo capitolo, bhayam dvitiyabhinivesatah syat: la paura e l'illusione nascono dal pensare che esista qualcosa che non dipende da Dio, la Persona Suprema. Ora, in questo verso, viene illustrato il metodo specifico che permette di superare questa terribile illusione. Bisogna allenare la mente a vedere tutto ciò che esiste come un'espansione della potenza del Signore Supremo. Offrendo
rispetto ad ogni cosa e meditando su ogni cosa come parte del corpo del Signore, ci si libererà dalla paura. Come afferma la Bhagavadgita (5.29), suhrdam sarvabhutanam: Krsna è l'amico benevolo di ogni essere. Non appena si comprende che tutto ciò che esiste è soggetto al potente controllo del nostro più caro amico, si raggiunge il livello in cui l'intero universo diventa una dimora di felicità (visvam purnasukhayate), perché si vede Krsna in ogni luogo.
Se la persona di Krsna non fosse la fonte di ogni cosa, e se ogni cosa non fosse collegata a Krsna, si potrebbe giustamente concludere che la personalità di Krsna non sia che una manifestazione materiale di qualche verità impersonale. Come afferma il Vedantasutra, janmady asya yatah: la Verità Assoluta è ciò da cui tutto emana. Similmente, Krsna afferma, aham sarvasya prabhavah: "Io sono la fonte di ogni cosa." Vedendo le cose totalmente scollegate dal corpo personale di Krsna, potremmo dubitare che la personalità di Krsna sia effettivamente la fonte assoluta descritta nel Vedantasutra. Non appena si cade in questo pensiero, nasce la paura e ci si trova soggetti al controllo dell'energia illusoria del Signore.
Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura ci ha avvertito che se non vediamo ogni cosa come una manifestazione di Dio, la Persona Suprema, diventeremo vittime della phalgu-vairagya, ossia di una rinuncia immatura. Tutto ciò che noi consideriamo separato da Krsna non potrà avere, nella nostra mente, alcuna relazione col servizio a Krsna. Ma se vediamo ogni cosa collegata con Krsna, useremo tutto per la Sua soddisfazione. Questa è la vera rinuncia, definita yukta-vairagya. Secondo Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura: "Chi ha sperimentato la propria vera identità comprende che tutto ciò che esiste è soltanto un mezzo per offrire un piacere estatico al Signore Supremo. In questo modo ci si libera dalla visione separatista che ci fa vedere il mondo come una cosa che esiste per il nostro piacere. A livello trascendentale, invece, tutto ciò che il devoto vede favorisce in lui il ricordo di Krsna e per conseguenza la conoscenza trascendentale e la gioia del devoto aumentano. Poiché il filosofo impersonalista non riesce a vedere ogni cosa come appartenente alla forma personale di Krsna, rifiuta questo mondo e lo considera falso (jagan mithya). Ma essendo il mondo materiale un'emanazione della realtà suprema, Krsna, in realtà esso esiste. La sua non esistenza è semplicemente frutto di immaginazione, e non è possibile agire a livello dell'immaginazione. Perciò, dato che propongono una teoria illusoria e non sono in grado di vivere effettivamente su questo piano, gli impersonalisti devono tornare al livello della materia per cercare attività altruistiche o tendenti alla gratificazione grossolana dei sensi. L'impersonalista non accetta la proprietà personale di Dio, la Persona Suprema, e non sa come o per chi usare le cose di questo mondo; e poiché non è possibile rifiutare totalmente questo mondo e continuare a viverci, egli corre il rischio di ritrovarsi nuovamente coinvolto nelle attività materiali interessate. La Bhagavadgita (12.5) afferma dunque, kleso 'dhikataras tesam: il sentiero impersonale della filosofia immaginaria è molto doloroso.
La conclusione logica è che questo verso è stato enunciato per aiutare i devoti del Signore Supremo a progredire nella coscienza di Krsna. Possiamo comprendere dai versi precedenti di questo capitolo che l'obiettivo finale è il puro servizio devozionale a Sri Krsna. Chi interpreta falsamente questo verso per sostenere la fantasiosa filosofia mayavada secondo cui tutto è Dio, resterà praticamente confuso e cadrà dalla via del progresso spirituale.



VERSO 42


bhaktih paresanubhavo viraktir
anyatra caisa trika ekakalah
prapadyamanasya yathasnatah syus
tustih pastih ksudapayo 'nughasam

bhaktih: la devozione; paraisa: di Dio, la Persona Suprema; anubhavah: la percezione diretta; viraktih: il distacco; anyatra: da qualsiasi altra cosa; ca: e; esah: questo; trikah: gruppo di tre; ekakalah: simultaneamente; prapadyamanasya: per una persona che sta prendendo rifugio nel Signore Supremo; yatha: nello stesso modo; asnatah: per una persona impegnata nel mangiare; syuh: accadono; tustih: soddisfazione; pastih: nutrimento; ksutapayah: la cessazione della fame; anughasam: che aumentano ad ogni boccone.



TRADUZIONE

La devozione, l'esperienza diretta del Signore Supremo e il distacco da tutto il resto—questi tre eventi si verificano simultaneamente per chi ha preso rifugio in Dio, la Persona Suprema, proprio come il piacere, il nutrimento e il sollievo dalla fame si possono notare simultaneamente e in modo sempre crescente, ad ogni boccone, nella persona che sta mangiando.



SPIEGAZIONE

Srila Jiva Gosvami ha spiegato questa analogia come segue: la bhakti, la devozione, può essere paragonata a tusti (la soddisfazione) perché entrambe prendono la forma di piacere. Paresanubhava (l'esperienza del Signore Supremo) e pusti (il nutrimento) sono anch'esse analoghe, perché danno sostentamento. Infine, virakti (il distacco) e ksudapaya (la cessazione della fame) possono essere paragonate perché entrambe liberano dall'ulteriore bramosia e permettono di sperimentare santi, la pace.
Una persona che sta mangiando non soltanto cessa di provare interesse per altre attività, ma diventa sempre meno interessata anche al cibo stesso, sulla base della soddisfazione raggiunta. D'altra parte, secondo Srila Jiva Gosvami, sebbene una persona che stia sperimentando la felice personalità di Dio, Krsna, perda interesse per tutto ciò che non è Krsna, vedrà crescere a ogni istante il suo attaccamento per Krsna. Bisogna dunque comprendere che la bellezza e le qualità trascendentali del Signore Supremo non sono materiali, dal momento che non ci si sazia mai di gustare la felicità del Signore Supremo.
Il termine viraktih è particolarmente significativo in questo verso. Virakti significa "distacco", mentre tyaga significa "rinuncia". Secondo Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, la parola "rinuncia" può essere usata in una situazione in cui si prende in considerazione l'abbandono di un oggetto di piacere. Ma se consideriamo ogni cosa come un mezzo potenziale destinato al servizio di Sri Krsna, come descrive il verso precedente, non abbiamo bisogno di pensare alla rinuncia, perché stiamo usando ogni cosa nel modo giusto al servizio del Signore Supremo. Yuktavairagyam ucyate.
Questo verso propone la piacevolissima analogia di un buon pasto. Un affamato che sia tutto preso dal consumare una gustosa pietanza non prova alcun interesse per ciò che accade intorno a lui. In effetti, per lui qualsiasi altro argomento o attività non rappresenta che un disturbo per la sua concentrazione sul delizioso pasto. Analogamente, man mano che si progredisce nella coscienza di Krsna, si arriva a considerare tutto ciò che non è collegato al servizio devozionale a Krsna come un dannoso disturbo. Questo amore così concentrato per Dio è stato definito nel secondo Canto del Bhagavatam con le parole tivrena bhaktiyogena yajeta purusam param (S.B. 2.3.10). Non si dovrebbe dare spettacolo di rinuncia al mondo materiale; si deve invece allenare la mente a vedere ogni cosa come un'espansione dell'opulenza
di Dio, la Persona Suprema. Proprio come un materialista affamato, vedendo del cibo raffinato desidera immediatamente gustarlo, così un grande devoto di Krsna, vedendo un oggetto materiale, diventa immediatamente ansioso di usarlo per il piacere di Krsna. Senza questa fame spontanea di mettere ogni cosa al servizio di Krsna e di tuffarsi sempre più profondamente nell'oceano dell'amore per Krsna, la cosiddetta realizzazione di Dio, o i facili discorsi sulla presunta vita religiosa diventano irrilevanti di fronte alla vera esperienza che consiste nell'entrare nel regno di Dio.
Secondo Srila Visvanatha Cakravarti Thakura, la via del bhaktiyoga è così gioiosa e pratica che perfino nello stadio della sadhanabhakti, durante il quale si seguono le regole senza avere una comprensione più profonda, è già possibile percepire il risultato finale. Come afferma Srila Rupa Gosvami (Bhaktirasamrtasindhu 1.2.187),

iha yasya harer dasye
karmana manasa gira
nikhilasv apy avasthasu
jivanmuktah sa ucyate

Non appena ci si sottomette al Signore Supremo, Krsna (prapadyamanasya), lasciando ogni altra attività (viraktir anyatra ca), si viene immediatamente considerati anime liberate (jivanmuktah). Il Signore Supremo, Krsna, è così misericordioso che quando un essere vivente comprende che la personalità di Krsna è la fonte di ogni cosa, e si sottomette al Signore, Krsna Si prende personalmente cura di lui e gli rivela, dall'interno del cuore, che lui, il Suo devoto, è già situato sotto la Sua piena protezione. Così la devozione, l'esperienza diretta di Dio, la Persona Suprema, col conseguente distacco dagli altri oggetti diventano manifesti perfino nello stadio iniziale del bhaktiyoga, dato che il bhaktiyoga ha inizio dal momento della liberazione. Altri metodi hanno come scopo supremo la salvezza o la liberazione, ma secondo la Bhagavadgita (18.66),

sarvadharman parityajya
mam ekam saranam vraja
aham tvam sarvapapebhyo
moksayisyami ma sucah

Se una persona si sottomette a Krsna viene immediatamente liberata e da quel momento ha inizio la sua carriera di devoto trascendentale, completamente fiduciosa della protezione del Signore.



VERSO 43


ity acyutanghrim bhajato 'nuvrttya
bhaktir viraktir bhagavatprabodhah
bhavanti vai bhagavatasya rajams
tatah param santim upaiti saksat

iti: così; acyuta: del Signore Supremo e infallibile; anghrim: i piedi; bhajatah: per una persona che adora; anuvrttya: con la pratica costante; bhaktih: la devozione; viraktih: il distacco; bhagavatprabodhah: la conoscenza di Dio, la Persona Suprema; bhavanti: manifestano; vai: certamente; bhagavatasya: per il devoto; rajan: o re Nimi; tatah: allora; param santim: la pace suprema; upaiti: egli raggiunge; saksat: direttamente.



TRADUZIONE

Mio caro re, il devoto che grazie a uno sforzo costante adora i piedi di loto di Dio, la Persona Suprema e infallibile, raggiunge una devozione stabile, il distacco e la conoscenza sperimentata di Dio, la Persona Suprema. In questo modo il devoto del Signore raggiunge il successo e una suprema pace spirituale.



SPIEGAZIONE

Com'è affermato nella Bhagavadgita (2.71):

vihaya kaman yah sarvan
pumams carati nihsprhah
nirmamo nirahankarah
sa santim adhigacchati

"Una persona che ha abbandonato ogni desiderio di gratificazione dei sensi, che vive libera dai desideri, che ha lasciato ogni senso di possesso e si è spogliata del falso ego—è l'unica che può ottenere la vera pace." Srila Prabhupada commenta: "Diventare privi di desideri significa non desiderare nulla per la propria gratificazione dei sensi. In altre parole, il desiderio di diventare coscienti di Krsna è in realtà l'assenza di desideri." C'è un'affermazione simile nella Caitanyacaritamrta (Madhya 19.149):

krsnabhakta—niskama, ataeva 'santa'
bhuktimuktisiddhikami—sakali 'asanta

"Poiché il devoto di Sri Krsna è libero dal desiderio, è tranquillo. Le persone dedite all'attività interessata desiderano il piacere materiale, i jnani desiderano la liberazione, e gli yogi desiderano l'opulenza materiale: sono quindi tutti lussuriosi e non possono trovare la pace."
Generalmente esistono tre categorie di esseri viventi afflitti dal desiderio egoistico. Sono i bhuktikami, i muktikami e i siddhikami. Bhuktikami si riferisce a quelle persone ordinarie che desiderano il denaro e tutto ciò che può essere comprato col denaro. Una mentalità così primitiva è basata sul desiderio di godere del denaro, del sesso, e del prestigio sociale. Quando un essere vivente resta frustrato da questa allucinazione, prende la via della filosofia speculativa e cerca con uno stadio analitico di scoprire la fonte dell'illusione. Questa persona è detta muktikami perché desidera negare l'illusione materiale e fondersi in uno stato spirituale impersonale, libero da ogni ansia. Anche il muktikami è motivato da un desiderio personale, benché questo desiderio sia in un certo senso più elevato. Similmente, anche il siddhikami, lo yogi mistico che desidera i poteri spettacolari dello yoga mistico—lo stendere la mano attraverso il mondo o diventare infinitamente piccolo o infinitamente leggero—è contaminato dal desiderio materiale egoistico. Perciò è detto, sakali 'asanta'. Se una persona ha dei desideri personali, che si tratti di desideri materiali, filosofici o mistici, sarà asanta, destinato alla frustrazione, perché vedrà se stesso come oggetto centrale della soddisfazione. Questo concetto egocentrico è illusorio in se stesso, e perciò può portare solo alla frustrazione.
D'altra parte, krsnabhakta niskama, ataeva 'santa': un devoto di Sri Krsna è niskama, non ha alcun desiderio personale. Sri Siva in persona ha glorificato questa importante qualità dei puri devoti del Signore Supremo dicendo:

narayanaparah sarve
na kutascana bibhyati
svargapavarganarakesv
api tulyarthadarsinah

"Una persona che è devota a Dio, la Persona Suprema, Narayana, non ha paura di nulla. Essere elevati al regno celeste, condannati all'inferno e ottenere la liberazione dai legami materiali sembrano la stessa cosa al devoto." (S.B. 6.17.28) Sebbene i filosofi impersonalisti sostengano che tutto è uno, è il devoto del Signore il vero tulyarthadarsi, cioè dotato della visione dell'unità. Il devoto vede ogni cosa come potenza di Dio, la Persona Suprema, e perciò desidera impegnare tutto al servizio del Signore, per la soddisfazione del Signore. Poiché non vede nulla che sia dvitiya, ossia estraneo alla potenza del Signore, il devoto è felice in qualsiasi situazione. Il devoto di Krsna. che non ha alcun desiderio personale, è veramente santa, tranquillo, perché ha raggiunto la perfezione della vita, l'amore per Krsna, e si trova effettivamente nella sua posizione costituzionale eterna nel rifugio personale e sotto la protezione diretta dell'onnipotente paramesvara, Krsna.
Secondo Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, questo verso conclude la risposta fornita dal primo dei nove Yogendra, Kavi, alla prima domanda di Maharaja Nimi. "Qual è il bene supremo?"
(Continua nel prossimo numero)










Riflessioni sulla strada

Distacco dal Mondo
di Satsvarupa Dasa Gosvami

A un incontro editoriale del Back to Godhead, a metà del 1980, discutemmo su una lettera di un lettore che ci criticava perché non trattavamo di problemi rilevanti. Perché, se sostenevamo che la coscienza di Krsna può risolvere i problemi reali— guerra, crimine, carestie—tenevamo per noi stessi queste soluzioni? Perché non stavamo rendendo il nostro giornale la lama del rasoio del giornalismo spirituale? Nel discutere la critica cominciammo a sentire che dovevamo rivoluzionare il Back to Godhead. Improvvisamente uno del gruppo disse: "Aspettate, mettere tanta enfasi sul mondo non mi sembra una cosa cosciente di Krsna. La nostra filosofia è al di là di questo mondo".
Al di là di questo mondo? Quella parola non sembrava attraente, ma era vera. Srila Prabhupada non ci aveva insegnato a sentirci a casa in questo mondo e nemmeno ci aveva detto di preoccuparci troppo per migliorarlo. Egli ci ha insegnato a focalizzarsi sul mondo spirituale. Il mondo materiale non può essere sistemato, il mondo materiale è miserabile. "Distacco dal mondo ha diversi significati. Il mio dizionario lo definisce prima in modo neutrale: ciò che si riferisce al mondo spirituale, ossia un mondo immaginario". Noi viviamo nel mondo materiale ma fissiamo la nostra mente su un altro mondo, spirituale o immaginario. La seconda definizione è meno neutrale: "non realistico, non mondano". Una persona che è distaccata dal mondo non ha interesse per ambizioni e valori materiali, manca di realismo: forse è naif.
Secondo un linguaggio cosciente di Krsna "ultramondano" si riferisce al mondo spirituale dove aspiriamo a trasferirsi nel momento in cui lasciamo il corpo" e significa imparare a vivere con quella aspirazione mentre si è ancora nel mondo materiale.
Il nostro gruppo editoriale decise che il Back to Godhead sarebbe stato rilevante nel focalizzare questo unico tentativo di diventare ultramondani. Le tre vie fondamentali per diventare ultramondani nel significato cosciente di Krsna sono l'ascolto di ciò che riguarda il mondo spirituale, la pratica del distacco da questo mondo e l'apprendimento graduale per vivere, anima e cuore, nel mondo spirituale pur risiedendo ancora in questo mondo.
Sentir parlare del mondo spirituale è importante perché sviluppa il nostro desiderio di andare là. Srila Prabhupada fa una simile affermazione nel suo commento alla Bhagavadgita. Dopo la presentazione, da parte di Krsna, di alcuni particolari riguardanti il mondo spirituale Srila Prabhupada scrive: "Dovremmo essere affascinati da queste informazioni riguardanti il mondo spirituale. Si dovrebbe desiderare di trasferirsi nel mondo eterno e sradicarsi da questo falso riflesso della realtà". (Bg. 15.6) Se non restiamo affascinati dalle informazioni del mondo spirituale resteremo affascinati da ciò che speriamo di ottenere da questo mondo. La letteratura vedica è unica perché ci fornisce molte informazioni circa il mondo spirituale. Quanto più ascoltiamo ciò che i Veda dicono del mondo spirituale tanto più saremo attratti e tanto più diventeremo "ultramondani". Dobbiamo quindi coltivare il distacco da questo mondo. Le scritture precisano, e la nostra esperienza conferma, che questo mondo è un luogo di sofferenza. Dovremmo desiderare di lasciarlo. La vita umana è corta. Gli attaccamenti che abbiamo coltivato nel corso di questa vita, determinano ciò che accadrà alla fine di questa vita, se ritorneremo in questo miserabile mondo o saremo trasferiti nel mondo spirituale.
Questo è ciò che Srila Prabhupada ci ha insegnato. Egli era in se stesso una perfetta fusione di vita terrena e di vita ultramondana. Le persone alle quali Srila Prabhupada parlò spesso cercarono di sminuirlo a una posizione che essi consideravano più rilevante. Egli sembrava parlare solo di ideali. Srila Prabhupada però non si sarebbe smosso neanche di un centimetro. Egli rivelò la suprema realtà del mondo spirituale e demolì gli argomenti mondani. Pensavano che di dover aiutare i poveri? Pensavano che i loro discorsi di pace sarebbero serviti nella pratica?
Erano sciocchi a pensare così, la vera soluzione—e lo asserì ripetutamente—consisteva soltanto nel cantare Hare Krsna.
Eppure egli non era un sognatore. Viveva in una realtà spirituale tangibile per lui, come lo era il nostro mondo per noi. Egli parlava per esperienza. Non ci insegnò mai ad odiare questo mondo, ma a creare amore per il successivo. Ci insegnò a vivere qui ed ora, ma in coscienza di Krsna. Ciò richiede di poter vedere Krsna in questo mondo e di fare il possibile per raggiungere la meta ultramondana. Srila Prabhupada non insegnava freddo distacco ma una vita di amore per Dio. Sì, questo mondo è temporaneo, ma proviene da Sri Krsna.
Sì, dovremmo rinunciarvi, ma usandolo completamente al Suo servizio. Non creare attaccamenti qui, lascia che la mondanità si trasformi in ultramondanità. Non vivere una vita secolare, dimentica dello spirito. Vivi con Suprema Realtà.










Maestri in Cucina

GUSTOSE RICETTE VEGETARIANE

Brunch Indiano
di Yamuna Devi

Per una colazione sostanziosa e saporita o per un brunch diverso potete provare questa combinazione tipica dell'India del Nord a base di pane caldo fritto, di verdure speziate e di dal accompagnati da un chatni a vostra scelta e da yogurt fresco al naturale per conferire alle pietanze un gusto fresco e ricco. Servite tutte le preparazioni in un'unica portata in un tali (vassoio rotondo corredato di coppette) oppure in un vassoio a scomparti. Decorate a piacere le pietanze con coriandolo fresco o prezzemolo e una fetta di limone.



Alu Hari Matar Foogath
Stufato speziato di patate e piselli

Preparazione e tempo di cottura: 3040 minuti

Ingredienti per 6 persone:
3 cucchiai di ghi o di olio vegetale
un cucchiaio di zenzero fresco grattugiato
2 peperoncini verdi piccanti tritati e senza semi
1/2 cucchiaio di semi di cumino
un cucchiaino di semi di mostarda nera
un pizzico di assafetida gialla in polvere
8 foglie di curry preferibilmente fresche
2 pomodori pelati, tagliati e senza semi
700 g di patate novelle tagliate a cubetti di 2 cm
3/4 di cucchiaino di curcuma
un cucchiaio di coriandolo in polvere
circa una tazza di acqua, a secondo della consistenza che desiderate avere
una tazza e mezza di piselli freschi o di piselli surgelati scongelati
un cucchiaino e 1/4 di sale
3 cucchiai di coriandolo o di prezzemolo tritato fresco

1. Scaldate il ghi o l'olio in una padella a fondo pesante, preferibilmente antiaderente, a fiamma moderata. Quando è caldo ma non fumante aggiungete il ginger, il peperoncino, i semi di cumino, i semi di mostarda e friggete finché i semi di mostarda diventano grigi e cominciano a scoppiettare. Immediatamente aggiungete l'assafetida e le foglie di curry, e nel giro di pochi secondi aggiungete i pomodori. Soffriggete per un paio di minuti finché il ghi non si separa dalla purea di pomodoro.
2. Aggiungete le patate, la curcuma, il coriandolo in polvere e l'acqua e portate ad ebollizione. Abbassate la fiamma, coprite e cuocete per 15 minuti.
3. Aggiungete i piselli freschi, il sale e metà del coriandolo o del prezzemolo e continuate la cottura parzialmente coprendo la padella finché le patate sono cotte ma non disfatte. Se utilizzate i piselli surgelati aggiungeteli durante gli ultimi due minuti. Guarnite con il resto del coriandolo o del prezzemolo e servite.



Puri
Pane fritto indiano

Preparazione: 15 minuti
Tempo di riposo dell'impasto: 2 ore
Tempo di cottura: 30 minuti

Ingredienti per 16 puri:
2 tazze (260 gr) di farina per chapati oppure una tazza di farina integrale mescolata ad una tazza di farina bianca
1/2 cucchiaino di sale
2 cucchiai di ghi sciolto o di olio vegetale
2/3 di tazza di acqua calda a circa 38 gradi
ghi o olio per friggere

1. In una terrina unite la farina al sale. Mescolate il ghi alla farina fino ad ottenere un impasto grumoso. Aggiungete l'acqua e continuate a lavorare l'impasto per circa cinque minuti fino ad ottenere un impasto elastico. Coprite l'impasto con una terrina rovesciata e lasciatelo riposare da mezz'ora a tre ore.
2. Lavorate l'impasto ancora per un minuto e poi dividetelo in 16 porzioni, formando delle palline che coprirete con un panno umido.
3. Fate scaldare il ghi o l'olio in un wok o in una padella profonda a fuoco basso. Nel frattempo, con l'aiuto di un mattarello, stendete tutte le palline in dischi di diametro di circa 12 cm. Fate scaldare il ghi fino ad una temperatura di circa 180 gradi. Con attenzione, evitando che il puri si pieghi, fatelo scivolare nel ghi bollente. Vedrete che prima andrà a fondo e poi risalirà immediatamente in superficie. Spingetelo con un cucchiaio sul fondo e attendete che si gonfi come un palloncino. Dopo qualche secondo, quando un lato del puri avrà preso un bel colore dorato, giratelo e continuate a friggerlo fin quando sarà dorato anche dall'altro lato. Toglietelo dal ghi con la schiumaiola e mettetelo a scolare su una griglia.
4. Quando avrete fritto tutti i puri serviteli immediatamente se è possibile oppure metteteli nel forno leggermente caldo per non più di mezz'ora.










Cultura Vedica

RIFLETTENDO SULLE SCRITTURE

Cosa può fare una Donna?

Come può una donna cosciente di Krsna servire il Signore? Può una donna essere un leader nella società spirituale?
di Visakha Devi Dasi

"Queste donne non sono donne ordinarie. Sono predicatrici, sono vaisnava. Attraverso la loro compagnia si diventa vaisnava"
(Srila Prabhupada, passeggiata mattutina, 27 Marzo 1974)

Srila Prabhupada, il più grande emissario indiano nel mondo occidentale ha istituito in Occidente non solo asrama e templi, ma una società spirituale completa.
Per fare ciò ispirò uomini e donne a diventare devoti di Sri Krsna. Egli permise alle donne di vivere negli asrama e di servire il Signore in molti modi, alcuni non comuni alla tradizione indiana, ma sempre conformemente agli insegnamenti di Sri Krsna. Qual è la posizione della donna nell'ISKCON, l'associazione che Srila Prabhupada ha fondato? Per rispondere a questa domanda diamo prima uno sguardo alla ragion d'essere dell'ISKCON.
Nell'idea del suo fondatore, i membri dell'ISKCON dovrebbero dedicarsi alla pratica della vita spirituale, alla propagazione della conoscenza spirituale e delle opportune tecniche per ottenerla. Srila Prabhupada insegnò che il vero significato della vita spirituale è quello di rendere servizio devozionale trascendentale alla Persona Suprema.
Insegnando la pratica del servizio devozionale, Srila Prabhupada mostrò il desiderio che i suoi seguaci, uomini, donne e bambini, si liberassero da ogni designazione materiale e recuperassero la loro identità originale.
Un altro modo per comprendere il messaggio e la missione di Srila Prabhupada è quello di riflettere sulla parola sanscrita dharma. Dharma è la funzione essenziale, o la natura, di una cosa. Si può dire che il dharma del fuoco sia il calore, il dharma dell'acqua la liquidità e il dharma dello zucchero la dolcezza. Quindi, qual è il dharma dell'essere vivente? Il servire. Nel mondo materiale ogni essere vivente risiede in un corpo costituito di elementi materiali. Ognuno di noi è un essere vivente (anima), ricoperto momentaneamente da un corpo sottile e da uno grossolano. Dal momento che la nostra natura originale è spirituale, ma l'involucro di cui siamo coperti è materiale, ognuno di noi possiede due tipi di dharma: (1) il dharma eterno, il sanatana dharma, il servizio spirituale all'Anima Suprema e (2) il nostro dharma personale, lo sva-dharma, il compito appropriato secondo le nostre capacità.
Sri Krsna dice (Bhagavadgita, 4.13) che sono le qualità e le attività di un individuo a determinarne lo svadharma e non la sua nascita.



LA SQUADRA MARITOMOGLIE

Qualunque sia la loro posizione nella società coloro che ricoprono i diversi ruoli generalmente non lo fanno da soli, ma insieme in una squadra mogliemarito. Uomini e donne di natura compatibile si sposano e la moglie assiste il marito e si prende cura della casa e dei figli. Però il nostro sva-dharma non è completo a meno che non sia legato al sanatana dharma. "Le attività che un uomo compie secondo la sua posizione sono soltanto lavoro inutile se non suscitano il gusto per il messaggio della persona Suprema (SrimadBhagavatam 1.2.8). Srila Prabhupada fondò l'ISKCON allo scopo di dare alla gente la possibilità di uscire dai limiti della sfera dei legami materiali e di incontrare il Signore Supremo. Sebbene fosse un sannyasa (una persona che ha accettato l'ordine di rinuncia) Srila Prabhupada organizzò e a volte officiò il matrimonio dei suoi discepoli. E impegnò queste giovani coppie in miriadi di servizi secondo le loro qualità (svadharma) e il loro servizio al Signore (sanatanadharma). Sotto la guida di Srila Prabhupada, uomini e donne devoti servirono come artisti, scrittori, dattilografi, oratori, cantanti, manager, distributori di libri e via dicendo. Per esempio, mio marito, Yaduvara Dasa ed io, entrambi fotografi professionisti, abbiamo servito nell'ISKCON insieme, mio marito come operatore cinematografico io come fotografa e tecnico del suono. A volte abbiamo filmato e fotografato Srila Prabhupada che più di una volta ha commentato: "Moglie e marito che lavorano insieme in coscienza di Krsna, molto bene".
Un altro esempio: quando tre coppie sposate ebbero successo nel fondare un centro cosciente di Krsna a Londra Srila Prabhupada lodò i loro sforzi. Egli sottolineò il fatto che, molti anni prima, il suo maestro spirituale aveva desiderato che si aprisse un centro a Londra ma i suoi discepoli sannyasa non erano riusciti ad avere successo in quella missione.
La visione di Srila Prabhupada consisteva nella speranza che i suoi discepoli si sposassero e servissero il signore in piena armonia. Egli scrisse: "E' necessario che una moglie assista il proprio marito nell'avanzamento spirituale e materiale".
Srila Prabhupada voleva vedere coppie coscienti di Krsna felici che offrivano il loro servizio al Signore e che rendevano le loro case un luogo di trasmissione della coscienza di Krsna dove si crescessero figli virtuosi e si avanzasse gradualmente e solidamente nella vita spirituale.



SERVIZIO E PROTEZIONE

Srila Prabhupada ci ha spiegato come una donna dovrebbe essere sempre protetta: dal padre, dal marito o nell'ultima parte della sua vita dai figli grandi.
Sebbene l'ideale di Srila Prabhupada risulti molto attraente solleva però molte questioni. Cosa può fare una donna oltre assistere il marito e occuparsi della casa e dei figli? Cosa succede alle donne che non sono sposate, che sono vedove, che non hanno figli o i cui figli sono cresciuti?
In risposta a ciò si può dire che è possibile per una donna essere sempre protetta e servire il Signore nello stesso tempo. Srila Prabhupada incoraggiò e a volte insistette che le sue discepole donne conducessero kirtan, parlassero in pubblico e distribuissero i suoi libri. E non trovava niente da ridire sul fatto che le donne ricoprissero delle posizioni di comando nella sua società spirituale. Per esempio verso la fine degli anni '60, quando il suo movimento era ancora giovane, egli mise una delle sue prime discepole donne, Yadurani Devi Dasi, a capo di tutti gli artisti che si occupavano dell'illustrazione dei suoi libri.
Poco più tardi, nella primavera del 1970, quando Srila Prabhupada stava formando il corpo governativo GBC dell'ISKCON incluse nella lista di discepoli che considerava adatti per la carica anche delle donne. Quando gli venne chiesto se una donna avrebbe potuto diventare presidente del tempio Srila Prabhupada rispose: "Certo, perché no?"
Qui Srila Prabhupada afferma che una donna può diventare presidente del tempio ma dice anche che dovrebbe sempre dipendere da qualcuno, non è questa una contraddizione? Per capire meglio possiamo riportare una conversazione tenutasi tra Vallabha Bhatta, Advaita Acarya e Sri Caitanya Mahaprabhu. Un giorno Vallabha Bhatta disse ad Advaita Acarya: "Ogni essere vivente è per natura femminile (prakriti) e considera Krsna suo sposo (pati). E' il dovere di una moglie casta, devota a suo marito, non pronunciare il nome di suo marito, ma tutti voi cantate il nome di Krsna. Come potete chiamare ciò un principio religioso?"
Advaita Acarya rispose: "Di fronte a te si trova Sri Caitanya, la personificazione di tutti i principi religiosi. Dovresti chiedere a lui perché sarà in grado di darti la giusta risposta.
Sentendo questo Sri Caitanya Mahaprabhu disse: "Mio caro Vallabha Bhatta, tu non conosci i principi religiosi. Il primo dovere di una donna casta è quello di seguire le istruzioni di suo marito. L'istruzione di Krsna è quella di cantare il Suo nome incessantemente. Quindi se si è casti e se si intende seguire le istruzioni del marito supremo, Krsna, si devono cantare i Suoi nomi perché una moglie non può ignorare i desideri del marito" (Caitanya Caritamrta, Antyalila 7.1037).
Nello stesso modo, sotto la guida del suo maestro spirituale, una donna casta e cosciente di Krsna incoraggiata da suo padre, marito o figlio cosciente di Krsna può rendere qualunque servizio è in grado di svolgere sia come madre, come cuoca, come presidente del tempio, come GBC o come maestro spirituale.
Questo punto fu confermato nuovamente alcuni anni dopo (18 Giugno, 1976) quando il professor O'Connell dell'Università di Toronto chiese a Srila Prabhupada: "E' possibile, Svamiji, che una donna diventi guru nella linea di successione disciplica?" E Srila Prabhupada replicò: "Certamente. Jahnava Devi, la moglie di Nityananda Prabhu, diventò un maestro spirituale. Se una donna è in grado di raggiungere la più alta perfezione della vita perché non potrebbe diventare un guru? Se una donna comprende perfettamente la coscienza di Krsna può diventare un guru".
In un ambiente spirituale il sesso non è un ostacolo. Così, come essere dipendente ed essere un capo non è necessariamente una contraddizione, non lo è nemmeno essere protetti ed essere un capo. Una donna può essere protetta (come dovrebbe esserlo durante tutta la sua vita) ed essere anche un capo.



SUL PIANO DELL'UGUAGLIANZA

Quindi nella società spirituale del Signore e per il Suo piacere, una donna può rendere qualunque servizio sia in grado di svolgere. Sebbene questo principio posse sembrare semplice e chiaro può provocare grandi controversie. Alcuni pensano che per nascita una donna sia esclusa dal compimento di determinati servizi al Signore sebbene possa essere in grado di svolgerli. Ma questo modo di pensare è motivato da un particolare background culturale.
Srila Prabhupada fondò l'ISKCON perché i devoti potessero soddisfare il Signore Supremo, Sri Krsna, servendoLo con devozione. Il Signore è soddisfatto da tutti i servizi resi con sincerità e in un certo senso non vi sono servizi superiori o inferiori e dal punto di vista di Sri Krsna tutti i Suoi devoti sono uguali. Per aiutarli a rimanere fissi sullo scopo della vita—offrire puro servizio devozionale al Signore—uomini e donne hanno gli stessi diritti. Qual è il diritto più importante? Il diritto, e il privilegio, di servire il Signore secondo le proprie inclinazioni e il proprio desiderio.
Una donna che sinceramente e seriamente serve il Signore, qualsiasi ruolo scelga di vivere, dovrebbe essere onorata ed incoraggiata.
Nella sua spiegazione allo Srimad Bhagavatam 7.5.12, Srila Prabhupada scrive: "Ognuno dovrebbe poter servire il Signore al meglio delle sue capacità ed ognuno ha il dovere di apprezzare il servizio degli altri. Queste sono le attività di Vaikuntha, il mondo spirituale. Dal momento che siamo tutti dei servitori, siamo tutti sullo stesso piano e tutti noi abbiamo la possibilità di servire il Signore secondo le nostre capacità.










I Dialoghi di Srila Prabhupada

"Cosa significa Demonismo"

Continua qui il dibattito tra A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada e alcuni suoi discepoli. Tenutosi a Los Angeles, il mattino del 13 dicembre 1973, durante una passeggiata lungo la spiaggia del Pacifico.

Srila Prabhupada: La vita umana è finalizzata alla realizzazione del sé interiore, l'anima, e alla realizzazione del Sé Supremo, Krsna. Tuttavia, grazie ai vostri scienziati e politici, questa grande prerogativa della vita umana viene negata alla società umana. Questi ostacoli devono essere fermati, perché la società umana si sta rovinando. Questa è la ragione della mia domanda: "Perché l'America è andata nel Vietnam?"
Voi avete risposto: "Per fermare il comunismo". Ma quel genere di blocco non condurrà ad alcuna soluzione. Dobbiamo fermare questa società demoniaca. Allora la società sarà felice nella sua normale condizione.
Discepolo: Ma, Srila Prabhupada, appena avremo definito che cos'è la civiltà demoniaca, allora le persone si sentiranno offese. Essi si accorgeranno che con la definizione dei Veda chi gioca d'azzardo, chi s'impegna nel sesso illecito, chi usa gli intossicanti e mangia la carne  ogni persona come questa  è definita demone. Perciò si sentiranno offesi.
Srila Prabhupada: Sì. Poiché hanno voluto essi stessi diventare demoni, non riescono a capire che cos'è un demone.
Facciamo un esempio di un prete cristiano che è andato a predicare in una miniera e spiega ai minatori "Se non adorate Gesù Cristo, andrete all'inferno".
E i minatori chiederanno: "Che cos'è l'inferno?"
Ma quando il prete spiegherà: "L'inferno è umido e buio, senza aria sufficiente, ecc.  i minatori non riusciranno a capire quanto orribile possa essere l'inferno. Perché? Perché lavorando nella miniera, essi avevano già accettato di essere all'inferno. Essi quindi non hanno più il discernimento per capire: "Oh, sempre umido e buio, senza sufficiente aria  è proprio una cosa orribile".
Analogamente oggi questi demoni attuali non hanno più il discernimento per capire cos'è il demonismo. Asuram bhava asritah: hanno già concordato di vivere alla maniera del demone. Che cos'è questo asura bhava, l'attitudine al demonismo? Non accettare Dio. Questo è asura bhava.
Questo è il principio fondamentale del demonismo.
Ignorare l'anima, ignorare Dio e le leggi di Dio; gioco d'azzardo, intossicanti, sesso illecito e uccisione di altre creature di Dio per mangiare la loro carne.
In questo modo, quasi tutti hanno deciso di negare Dio.
Per questa ragione sono diventati demoni.
Discepolo: In questi giorni, Srila Prabhupada, la gente non vuole ascoltare un'autorità spirituale autentica. Le persone non si curano molto di ciò che tu stai offrendo: la scienza dell'anima e dell'Anima Suprema. Preferiscono ascoltare qualche cosiddetto scienziato mondano e considerarlo la loro autorità.
Srila Prabhupada: Sì. Però il cosiddetto scienziato non capisce: "Che cos'è quella cosa speciale che, quando se n'è andata, lascia il corpo morto? Eppure sta considerandosi una grande autorità, e la gente stolta lo accetta come tale. Questo è demonismo.
Quando qualcuno sta morendo, quel grande scienziato non sa spiegare perché. Potrà ricorrere a varie contromisure scientifiche, all'ossigeno o al massaggio del cuore, a questo o a quello, ma nonostante tutto egli scopre che quell'uomo è improvvisamente morto.
Quando chiedi all'illustre scienziato: Perché è morto nonostante tutte le tue contromisure scientifiche, egli non saprà rispondere. Eppure egli è diventato una grande autorità. Sebbene egli sia così sciocco che non può spiegare perché, nonostante le sue contromisure, quell'uomo è morto. Allora che cosa risponderà. Ha applicato tutte le sue contromisure, ma l'uomo è morto. Diciamogli di spiegarlo. Potrà spiegare?
Discepolo: Non per la nostra soddisfazione.
Srila Prabhupada: Con soddisfazione o senza soddisfazione, che cosa dirà il nostro scienziato?
Discepolo: Dirà: "Contrattaccare la morte è al di là dei miei mezzi".
Srila Prabhupada: (Come se si rivolgesse al grande scienziato) Perciò sei uno sciocco. Come puoi osare di considerarti un'autorità?
Discepolo: (Nel ruolo di scienziato) Ho cercato di fare del mio meglio, ma non posso.
Srila Prabhupada: Va bene. Ciò significa che non sai.
Anche un bambino cerca di fare del suo meglio, ma non
può. Ciò non equivale a diventare un'autorità.
Discepolo: Beh, Srila Prabhupada, il grande scienziato dirà che per il mantenimento della vita vi sono certe condizioni.
Srila Prabhupada: Questa non è una risposta. Che cosa sono quelle "certe condizioni"? Quella risposta è vaga.
Devi dire, illustre scienziato: Che cosa sono precisamente quelle "certe condizioni" che sostengono la vita? Solo allora tu sarai un'autorità.
Discepolo: (Giocando di nuovo a fare lo scienziato) Beh, per esempio, dovrebbe esserci una carica elettrica nel cuore.
Srila Prabhupada: Allora provvedi alla carica elettrica, fallo. L'elettricità è disponibile.
Discepolo: Beh, per alcune persone, il cui cuore si era fermato, il personale medico applica dei nodi elettrici al cuore e apparentemente riporta in vita le persone.
Srila Prabhupada: "In vita". Per quanto tempo?
Discepolo: La vita può continuare.
Srila Prabhupada: Continua per sempre.
Discepolo: Beh, no.
Srila Prabhupada: Così? La persona morirà di nuovo? Questo breve prolungarsi della vita è un'altra cosa. La persona morirà. Allora, perché morirà? Qual è la condizione che produce la morte? Se tu dici, come un chimico: "Beh, la morte viene perché la condizione chimica è cambiata", allora noi risponderemo che la condizione chimica è rimasta immutata. Dopotutto, immediatamente dopo che il corpo di qualcuno è morto, la vita resterà ancora immutata. Molti germi e vermi usciranno. Perciò come puoi dire che la condizione che produce la vita è cambiata? Come puoi dire ciò? La verità è che la vita specifica chiamata Mr. John  quello specifico essere vivente  non è tornato. Perciò quello specifico essere vivente è totalmente diverso dalla materia; egli è totalmente distinto, un essere totalmente spirituale, un'anima.
Discepolo: Allora, Srila Prabhupada, è possibile fare una distinzione dicendo che l'anima che esce dal corpo materiale non ha niente a che fare con i vermi e i germi che continuano a vivere nel corpo dopo la morte. Ma prima che l'anima esca dal corpo materiale, essa non ha niente a che fare con le innumerevoli anime che vivono nelle cellule di quel corpo? Ricordo che nel passato tu hai detto che ogni cellula contiene un'anima distinta e individuale.
Srila Prabhupada: Sì, l'ho detto.
Discepolo: Allora, durante il tempo che precede l'uscita dell'"anima principale" dal corpo, potremmo dire che le altre anime individuali viventi nella struttura di cellule stanno sostenendo quell'unica anima particolare?
Srila Prabhupada: No, esse vivono la loro personale vita individuale, indipendentemente da quell'anima spirituale. Per esempio, ci sono molti germi che vivono negli escrementi di una persona, diciamo Mr. John. Perché questi germi vivono là? Soltanto perché gli escrementi sono per loro il luogo ideale per vivere; questo è tutto. Ma quei germi non hanno niente a che fare con quell'anima particolare che la ospita, Mr. John.
Discepolo: Ma sembra quasi che io sia il proprietario di queste altre anime che vivono nelle cellule del mio corpo.
Srila Prabhupada: No, no. Tu non sei il proprietario. Nessuno qui è proprietario. Anche se la tua condizione attuale può sembrare quella di una proprietario, tu sei stato posto in quella condizione da Dio. Perciò il vero proprietario è Dio. Tu sei soltanto stato posto in quella condizione, in qualche modo, privilegiata. Tutto qui. Non sei il proprietario, sei dipendente dalla condizione che ti è stata offerta da Dio.
Discepolo: Però, per esempio, Srila Prabhupada, in un ufficio il capo sta lavorando, e vi sono varie segretarie e impiegati che lo aiutano.
Srila Prabhupada: Sì. Ma nel tuo esempio, il vero capo è l'uomo che sta assegnando il lavoro: "Tu fa' così. Lavora in questo modo, lavora in quest'altro".
Discepolo: Così, io sono il capo.
Srila Prabhupada: No, tu non sei il capo. Anche tu sei uno dei lavoratori.










Lilamrta

LA VITA DI UN PURO DEVOTO



Dopo la scomparsa del Maestro
di Satsvarupa Dasa Gosvami

Prosegue la pubblicazione integrale della biografia di A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada, così come è presentata nel volume intitolato Srila Prabhupada Lilamrta, scritto da Satsvarupa Dasa Gosvami



Quattordicesima Puntata

Il "fuoco nel matha" scoppiò immediatamente. Un anziano discepolo parlò di un acarya che avrebbe voluto essere il successore di Bhaktisiddhanta Sarasvati; egli avrebbe concesso le iniziazioni e cercato di dirimere ogni controversia, ma Bhaktisiddhanta Sarasvati non aveva mai fatto affermazioni di questo genere. Egli non aveva mai richiesto un acarya. Al contrario, egli aveva incaricato i membri della Gaudiya Math di formare un corpo dirigente di dodici uomini per continuare il lavoro di comune accordo. Quell'istruzione, tuttavia, era stata abbandonata, e il suggerimento che ci sarebbe stato un leader prese piede. Una sola persona, invece di dodici, avrebbe assunto l'incarico, e ora tutto si sarebbe trasformato in una corsa al potere.
Due partiti si contendevano il primato. Ananta Vasudeva, uno dei principali predicatori di Srila Bhaktisiddhanta, era ambizioso, e avanzava la sua rivendicazione con un gruppo di influenti sannyasi che lo sostenevano. Un altro uomo, Kunjavihari, astutamente si dava da fare per le proprietà.
Era stato amministratore capo al tempo di Srila Bhaktisiddhanta e ora reclamava il suo diritto di proprietà sull'imponente tempio di Calcutta e sulle altre proprietà e beni della Gaudiya Math di tutta l'India. Benché nelle sue volontà testamentarie Srila Bhaktisiddhanta avesse espresso il desiderio che i suoi discepoli scegliessero un consiglio direttivo per amministrare tutte le proprietà e i fondi della Gaudiya Math, Kunjavihari ne contestava la legittimità. Lui e i suoi fautori sostenevano che, poiché Srila Bhaktisiddhanta aveva ricevuto le proprietà in nome di Dio, non ne era il legittimo proprietario e non ne poteva quindi determinare il possesso futuro. Così lui e gli altri discutevano gli aspetti legali e teologici della posizione dell'acarya precedente.
In breve, dopo la scomparsa di Srila Bhaktisiddhanta, aveva avuto inizio la disputa. Ananta Vasudeva, sostenuto dalla maggioranza dei membri della Gaudiya Math, aveva dichiarato di essere, in quanto acarya successivo, il proprietario e il direttore della proprietà, ma benché Kunjavihari potesse disporre di un numero ristretto di seguaci, sfidava la maggioranza avanzando la sua rivendicazione mediante gli avvocati del tribunale. Kunjavihari e i suoi uomini avevano avuto il possesso del Caitanya Math e dei templi a Mayapur. Il partito di Vasudeva si era assicurato altri edifici. La discordia e la lotta violenta scoppiarono. La predica della Gaudiya Math si fermò.
L'incapacità di Abhay di partecipare alle attività della Gaudiya Math si risolse a suo favore. Egli era sempre stato più un ospite che un membro del matha e, almeno all'apparenza, più un capofamiglia dedito agli affari che un attivo missionario. Ciò automaticamente lo tenne a distanza dalla mischia. Naturalmente egli aveva rapporti con il matha di Bombay e di Allahabad, ma non aveva una posizione direttiva, né rivendicazioni di proprietà, né un ruolo nella contesa. Non desiderava neppure prendere parte alla lotta per il potere. Come molti altri discepoli, egli era mortificato nel vedere che le istruzioni relative alla cooperazione che il suo maestro spirituale aveva lasciato erano state trascurate e la sua missione era stata trasformata in una disputa legale. Abhay sapeva che Srila Bhaktisiddhanta voleva che i capi (della sua missione) agissero in modo cooperativo e non poteva quindi simpatizzare con le fazioni belligeranti. Entrambi i partiti erano un insulto a Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati.
Egli, tuttavia, voleva predicare. Benché il fatto di diventare "un ottimo predicatore di lingua inglese" fosse oggetto della sua meditazione più che qualcosa di attivamente realizzato, la Gaudiya Math avrebbe dovuto essere logicamente il veicolo per la sua predica.
Egli aveva già contribuito con articoli alle pubblicazioni della Gaudiya Math e aveva già altre volte lavorato insieme con i suoi confratelli nei centri di Allahabad e di Bombay. Naturalmente la sua intenzione era quella di servire il suo maestro spirituale nell'ambito della sua missione, ma la Gaudiya Math, che nei suoi pensieri era stata pura, impetuosa predica del messaggio di Sri Caitanya, stava ora diventando nota fra le fazioni che seminavano zizzania.
Quando la Gaudiya Math si sfasciò, anche Abhay ne rimase colpito. In quelle circostanze, come avrebbe potuto mettere in pratica l'ordine di predicare che aveva ricevuto dal suo maestro spirituale? In precedenza il principale ostacolo alla predica erano stati gli impegni familiari, ma ora gli ostacoli erano complessi. Ora doveva aspettare senza speranza la risoluzione di quella contesa. Che cosa voleva ottenere Krishna?


* * *


1938

I suoi affari a Bombay erano in diminuzione. Ora, a quarantadue anni, Abhay si trasferì a Calcutta con la moglie e la famiglia e affittò una casa al numero sei di Sita Kanta Banerjee Lane. La strada era solo uno stretto vicolo costituito di palazzi a tre piani allineati sui due lati. Il suo ufficio era al primo piano, sovrastante la strada; la famiglia viveva ai piani superiori. Egli affittò la costruzione adiacente, il numero sette, e mise in funzione al primo piano un piccolo laboratorio che produceva acqua distillata, l'antidolorifico De, il tonico Vimal, Alpa (iniezioni contro i foruncoli) e varie altre medicine. Egli utilizzò anche una piccola costruzione della zona retrostante come parte del suo laboratorio. Sulla inferriata esterna aveva affisso una grande insegna  Abhay Charan De e Figli  che esibiva un ritratto di Abhay Charan con i baffi.
Talvolta Abhay impiegava due o tre servitori per assisterlo, ma nella maggior parte dei casi lavorava solo. Egli consegnava i suoi boccali di vetro di acqua distillata agli agenti, come quelli della Compagnia Bengali e Gluconet. Aveva stampato un opuscolo che pubblicizzava il linimento De contro il dolore (antidolorifico De): "Ottimo per curare la gotta, il reumatismo e il dolore in genere". Se qualcuno voleva liberarsi da malattie ricorrenti come il reumatismo e la gotta, l'opuscolo di Abhay asseriva che oltre all'uso del linimento De "era necessario astenersi dall'alcool e da ogni genere di abitudine a bere e a usare sostanze intossicanti, e aggiungeva che il cibo e le bevande dovevano essere molto semplici e innocue, come le verdure e il latte".
Gli affari a Calcutta godettero di un subitaneo successo, ma il cuore di Abhay non vi prese molta parte  doveva farlo per mantenere la famiglia. Le sue nuove conoscenze a Calcutta trovarono che Abhay nel suo cuore era un devoto di Dio  un uomo d'affari, un grihastha (uomo di famiglia), ma più interessato a scrivere e a predicare che agli affari e alla famiglia.
Chandi Mukerjee (un vicino della adiacente via Bihari): Si interessava soltanto di attività devozionali, e faceva affari al solo scopo di mantenere la famiglia. Non sembrava che s'interessasse del guadagno, dell'accumulo di denaro o di diventare ricco.
Charan Mukerjee (il vicino della porta accanto di Abhay): Abhay Charan De era sempre un ascoltatore paziente di ogni discorso illogico di chicchessia, incluso me stesso. Poiché non conoscevo la filosofia, gli sottoponevo un'enorme quantità di argomenti privi di logica, e Mr. De mi ascoltava sempre con pazienza. Niente lo agitava. Era sempre molto calmo e mi insegnava ciò che si riferiva a Dio. Voleva parlare soltanto di Krishna. Traduceva la Gita e intanto provvedeva ai suoi affari.
I vicini lo vedevano spesso seduto sul suo giaciglio nella stanza di fronte. Egli leggeva i libri del suo maestro spirituale e talvolta recitava a voce alta gli sloka sanscriti. Gli piaceva discutere di filosofia con chiunque andasse a trovarlo. Poiché per la maggior parte del tempo i suoi familiari restavano di sopra, Abhay sedeva solo nella stanza del pianterreno prospicente la strada, vestito in dhoti e kurta e talvolta indossando soltanto un dhoti e un panciotto. Spesso era occupato a scrivere, mentre fuori dalla porta i suoi bambini giocavano con i bambini della famiglia Ganguli che viveva nell'appartamento retrostante dello stesso fabbricato.
I vicini vivevano apertamente in una forma di vicinato familiare indiviso, e Abhay parlava liberamente con gli altri vicini  ma di filosofia vaisnava, e raramente di affari. Il signor Ganguli trovava i discorsi di Abhay "istruttivi e sempre molto filosofici". Abhay era assorto nella filosofia della coscienza di Krishna e anche nelle sue brevi conversazioni si riferiva a Sri Krishna e alla descrizione della Bhagavadgita di Sri Krishna come base sia del mondo materiale che del mondo spirituale. Mentre lavorava nel suo laboratorio o riceveva la consegna di bottiglie vuote dal mercante di bottiglie, o uscendo a vendere le sue medicine, parlava di Dio o pensava a Dio.
In quei giorni a Calcutta non era cosa insolita che una persona s'interessasse della coscienza di Krishna. Abhay trovò che anche Abdullah, il mercante musulmano di bottiglie, era una persona molto religiosa. Un giorno Abhay chiese ad Abdullah, il quale una volta era stato molto povero ma era diventato ricco con il suo lavoro: "Adesso hai denaro. Come hai intenzione di usarlo?" Il mercante di bottiglie rispose: "Caro signore, ho intenzione di costruire una moschea".
Nel frattempo la guerra della Gaudiya Math infuriava. Entrambe le fazioni avevano motivazioni pericolose e stavano deviando dalle istruzioni del maestro spirituale. Il solo atto di cercare di stabilire il possesso delle proprietà con azioni legali, significava che i confratelli stavano disobbedendo al desiderio espresso dal loro maestro spirituale, secondo quanto egli aveva affermato nelle sue volontà.
La contesa si protraeva anno dopo anno, ma la disputa legale non li riuniva certamente né li purificava. Una corte si espresse a favore di Ananta Vasudeva, ma la corte superiore concesse due terzi della proprietà del matha a Kunjavihari e un terzo a Vasudeva. Eppure, benché Vasudeva avesse ottenuto una quantità inferiore di proprietà, ispirava un maggior numero di persone a seguirlo  ad essi infatti sembrava che egli fosse più intento a ravvivare la predica della Gaudiya Math. Quando però Vasudeva si allontanò dai principi del sannyasa unendosi a una donna, i gruppi si frantumarono ulteriormente.
La maggior parte dei sannyasi continuava a rispettare i principi, ma molti di loro a quel punto lasciarono disgustati la giurisdizione delle due fazioni che si contendevano.
Individualmente formarono i loro propri asrama: Gaudiya Mission, Caitanya Gaudiya Math e altri. L'ente unificato della Gaudiya Math, quale unica missione dell'India che consisteva di numerosi templi, di molte stamperie e di centinaia di devoti che lavoravano cooperativamente sotto un'unica guida, cessò di esistere. I confratelli continuarono a sostenere gli insegnamenti di Sri Caitanya Mahaprabhu così come li avevano ricevuti da Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati, ma poiché non intendevano lavorare insieme, persero la loro precedente potenza, che si basava sullo sforzo di tutti congiunto.
L'illusione di poter essere i proprietari e il desiderio di prestigio avevano preso il posto dell'ordine del maestro spirituale, e la missione di Srila Bhaktisiddhanta  un movimento grande quanto il mondo per diffondere gli insegnamenti di Sri Caitanya  crollò.


* * *

Dovunque andasse, Abhay sembrava che attraesse il gruppo dei confratelli. Alcuni seguaci di Sridhara Maharaja lo stesso Sridhara con il quale egli aveva lavorato a Bombay e che era stato sempre da lui considerato un ottimo devoto e studioso  incontrarono Abhay nei pressi di casa sua, sulla Banerjee Lane, e portarono le sue notizie a Sridhara Maharaja che allora viveva in un suo asrama a Mayapur.
Sridhara Maharaja si era sganciato dalle fazioni della Gaudiya Math, ma in quanto sannyasi, stava ancora predicando ed era interessato a pubblicare la letteratura vaisnava. Egli aveva desiderato di mantenere un asrama a Calcutta, così, per venti rupie al mese, affittò da Abhay le quattro stanze del secondo piano al numero sette, sopra il laboratorio chimico di Abhay. Ora, tutte le volte che andavano a Calcutta, Sridhara Maharaja, Puri Maharaja e Bhaktisaranga Maharaja si fermavano là, sistemandosi in piccole stanze separate. Questo diventò un asrama regolare per sannyasi e brahmacari e Sridhara Maharaja pose un'insegna sulla facciata: Devananda Sarasvati Math.
Il fatto di aver stabilito un matha a Mayapur con un ramo a Calcutta fu la risposta di Sridhara Maharaja alla scissione della Gaudiya Math. Come altri sannyasi, egli aveva iniziato discepoli e predicato senza attendere la soluzione della lite con i suoi continui ricorsi e controricorsi. Abhay era contento di incoraggiare Sridhara Maharaja e gli altri, ed essi si unirono a lui nel suo piccolo asrama. Qui Abhay e Sridhara Maharaja con i suoi seguaci potevano restare lontani dalle fazioni contendenti e continuare insieme a pianificare la diffusione della coscienza di Krishna.
I sannyasi cucinavano nella loro cucina separata, compivano i loro puja e tenevano kirtana e lezioni mattutine e serali. Abhay rimaneva presso la sua famiglia, dove pranzava e compiva il suo puja personale, ma andava spesso a discutere dello Srimad-Bhagavatam con Sridhara Maharaja.
Dal suo terrazzo Abhay poteva vedere la guglia della torre dell'edificio del suo maestro spirituale, la Gaudiya Math di Baghbazar, la cui proprietà ora era contesa dalle fazioni truffatrici.
Abhay accompagnava spesso Sridhara Maharaja e i suoi assistenti ai programmi di predica, dove suonava la mridanga. Quando Sridhara Maharaja era ammalato, Abhay guidava gli altri devoti negli impegni di predica, compiendo kirtana, suonando mridanga e dando lezioni sullo Srimad-Bhagavatam.
Sridhara Maharaja: Non pensavo che Abhay lavorasse duramente per guadagnare denaro, né sembrava che egli fosse ricco o avesse accumulato una quantità di denaro liquido.
Era attratto più dall'aspetto spirituale degli affari che dagli affari della sua famiglia. Non discuteva mai di affari dinanzi a me  se prosperassero o fossero in crisi, o se stesse pensando a questo o a quel progetto.
Dal punto di vista monetario, egli non disponeva di fondi sufficienti per poter sostenere la missione.


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Abhay cominciò a pensare seriamente alla possibilità di scrivere letteratura vaisnava. Il suo maestro spirituale era sembrato molto compiaciuto e aveva detto all'editore di The Harmonist: "Tutto ciò che egli scrive, pubblicalo". Gli utili ricavati dal suo giro d'affari, se in qualche modo egli li avesse ampliati, potevano essere usati per stampare libri in inglese, secondo le parole del suo maestro spirituale che aveva detto: "Se potrai disporre di denaro, stampa libri". Certamente la Gaudiya Math non si stava interessando di questo aspetto; Kunjavihari aveva venduto le macchine stampatrici di Bhaktisiddhanta per far fronte alle sue spese legali.
No, Abhay doveva continuare per conto suo, mantenendo i suoi affari e simultaneamente cercando di scrivere e di pubblicare. Questa inoltre era anche l'istruzione di Srila Bhaktisiddhanta: "E' meglio che egli viva fuori della tua compagnia; al momento opportuno, egli stesso farà tutto ciò che è necessario."
Fu nel 1939 che Abhay scrisse "Introduzione alla Sri Gitopanisad". Era un lavoro breve, ma rivelò che egli intendeva assumersi il compito di tradurre in inglese la Bhagavadgita con l'aggiunta di un commento. Naturalmente esistevano già molti commenti in lingua inglese, questi però erano stati scritti da impersonalisti o da altri che non avevano espresso lo spirito originale della Bhagavadgita, lo stato d'animo che Arjuna aveva sul campo di battaglia di Kuruksetra mentre ascoltava direttamente da Krishna la Bhagavadgita. Abhay sapeva invece che avrebbe potuto presentare quest'opera nel modo appropriato scrivendo un commento in lingua inglese che si basasse sugli insegnamenti di Sri Caitanya e dei suoi discepoli nella linea di maestri. Così si accinse all'opera. Appena aveva un po' di tempo, scriveva. Anche se un rigido studioso di grammatica avrebbe trovato degli errori nella sua composizione inglese, il significato dei suoi scritti era sempre chiaro. Nella sua "Introduzione" Abhay rifletteva sul tempo in cui, come giovane studente, si era applicato alla lettura di "Vidyaratna  La gemma dell'educazione." L'argomento della lettura era che Dio non esiste né poteva esistere. Se Dio fosse esistito, sarebbe certamente apparso sulla terra per dirimere tutte le rivalità religiose; ma poiché Dio non aveva costretto l'uomo a far ciò, noi avremmo dovuto bandire dalla nostra mente tutti i pensieri relativi alla Sua esistenza. L'uditorio, Abhay spiegava, costituito di un gran numero di ragazzi, non fece ricerche approfondite sull'argomento della lezione, eppure quasi tutti i ragazzi, in maggioranza, colpiti da tali argomenti, avevano portato altezzosamente con sé tali idee di empietà, ed erano diventati agnostici in famiglia.
Abhay diceva di non essere rimasto soddisfatto della conclusione agnostica perché era stato educato da suo padre a impegnarsi nell'adorazione di Sri Sri RadhaGovinda. Tuttavia, come risultato delle lezioni sul Vidyaratna, avevo sperimentato alcuni conflitti mentali tra l'agnosticismo e l'esistenza di Dio".
Più tardi, dopo aver sentito parlare il suo maestro spirituale, Srila Bhaktisiddhanta, Abhay comprese che Dio, la Persona Suprema, esiste in ogni sfera di attività. "Noi però non abbiamo occhi per vederLo"; egli scriveva: "Anche se il Signore Si manifesta di persona sulla terra, i contendenti terreni non si asterranno dalla lotta, e a causa dell'ignoranza non si risveglieranno a Dio e al Suo rappresentante. Questo è il diritto di nascita proprio dell'anima individuale che si ottiene per grazia del Signore."
La Bhagavadgita è la vera "gemma dell'educazione". Nella Gita Sri Krishna dichiara agli uomini che lottano sulla terra: "Io sono qui. Cessate ogni lotta." L'agnostico che ha parlato della "gemma dell'educazione" è stato accecato dalla gemma e perciò non può vedere né apprezzare Dio, la Persona Suprema. Così ha convinto anche gli altri a diventare a loro volta cosiddette gemme.
Seguendo il suo maestro spirituale, Abhay manifestò uno spirito combattivo adatto ad affrontare tutti gli oppositori del puro teismo.
(Continua sul prossimo numero)










Calendario Vaisnava
Festività, Ricorrenze, Celebrazioni



Anno Gaurabda 513

Mese di Govinda
(1 Febbraio  2 Marzo)

2 Marzo, Martedì: Sri Gaura Purnima. Apparizione di Sri Caitanya Mahaprabhu. Digiuno fino al sorgere della luna.

Mese di Visnu
(3 Marzo  31 Marzo)

10 Marzo. Mercoledì: Apparizione di Srivasa Pandita.
13 Marzo. Sabato: Digiuno per Papamocani Ekadasi. Digiuno di legumi e cereali.
14 Marzo. Domenica: Scomparsa di Govinda Ghosa.
21 Marzo. Domenica: Apparizione di Srila Ramanujacarya.
25 Marzo. Giovedì: Apparizione di Sri Ramacandra. Digiuno fino al tramonto.
27 Marzo. Sabato: Digiuno per Kamada Ekadasi. Digiuno di legumi e cereali.
31 Marzo. Martedì: Balarama Rasa Yatra, Sri Balarama compie la danza Rasa. Sri Krsna Vasanta Rasa. Apparizione di Syamananda Pandita



Mese di Madhusudana
(1 Aprile  30 Aprile)

11 Aprile. Domenica: Scomparsa di Srila Vrndavana Dasa Thakura.
12 Aprile. Lunedì: Digiuno per Varuthini Ekadasi. Digiuno di legumi e cereali.
15 Aprile. Giovedì: Apparizione di Srila Gadadhara Pandita.
18 Aprile. Domenica: Inizio del Candana Yatra, la cerimonia del bagno di sandalo dedicato a Srila Jagannatha, prosegue per 21 giorni.
24 Aprile. Sabato: Apparizione di Srimati Sita Devi, sposa di Sri Ramacandra. Apparizione di Srimati Jahnava Devi, sposa di Sri Nityananda Prabhu. Scomparsa di Madhu Pandita.
26 Aprile. Lunedì: Digiuno per Mohini Ekadasi. Digiuno di legumi e cereali.
27 Aprile. Martedì: Apparizione di Srimati Rukmini Devi, sposa Krsna a Dvaraka.
28 Aprile. Mercoledì: Scomparsa di Jayananda Prabhu, santo discepolo di Srila Prabhupada, dedito alla celebrazione del Rathayatra.
29 Aprile. Giovedì: Apparizione di Srila Nrsimhadeva. Digiuno fino al crepuscolo.
30 Aprile. Venerdì: Apparizione di Madhavendra Puri. Apparizione di Srila Srinivasa Acarya. Scomparsa di Paramesvara Puri.










Festa della Domenica
Tutte le domeniche dell'anno, dalle prime ore del pomeriggio, siete invitati ad una splendida festa!
La festa sarà animata da conferenze, danze e canti trascendentali.
Sarà l'occasione per conoscere l'antica saggezza dell'India.
Inoltre potrete gradire le succulente specialità vegetariane che vi saranno servite durante il banchetto della serata.



Tempi principali:

Bergamo - Villaggio Hare Krishna,
(da Medolago strada per Terno d'Isola)
24040  Chignolo d'Isola (BG)
Tel. 035/4940706

Firenze - Villa Vrndavana,
via Scopeti, 108  50026  San Casciano V.P. (FI)
Tel. 055/820054

Roma - Sri Gaura Mandala,
Pian del Pavone, via Mazzanese, Km 0,700
01036 Nepi (VT)  Tel. 0761/527038  527251

Vicenza - Prabhupada Desh,
via Roma, 9  Albettone (VI)  Tel. 0444/790573



Centri Culturali:
Asti - Frazione Valle Reale, 20
14018  Roatto, (AT)  Tel. 0141/938406

Bologna - via Ramo Barchetta, 2
Castagnolo Minore 40010  Bentivoglio (BO)
Tel. 051/863924

Milano - Centro Culturale Govinda,
via Valpetrosa, 5  20123 Milano  Tel. 02/862417

Padova - Centro Culturale Hare Krishna,
Corso del Popolo, 1  35131 Padova  Tel. 049/8751219

Roma - Hare Krishna Forum, piazza Campo de' Fiori,
27  00186 Roma  Tel. 06/6832660



Fine del numero di MARZO-APRILE 1999.